Opere simbolo

Il ponte san Giorgio simbolo di ricostruzione

Qui il Paese ha mostrato la sua parte buona. Costruito in acciaio e forgiato nel vento, il  ponte adesso è vostro. Lunga vita al Ponte San Giorgio“. Così ha commentato l’architetto Renzo Piano durante l’inaugurazione del nuovo Ponte San Giorgio sul Polcevera a due anni dal suo crollo, mentre un arcobaleno simbolo di pace e collegamento tra cielo e terra, colorava il cielo plumbeo di una Genova sferzata dalla pioggia.

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha citato per l’occasione il frontespizio della rivista il Ponte (appunto), fondata da Piero Calamandrei nel 1945 che rappresentava un ponte crollato e “tra i due tronconi delle pile rimaste in piedi una trave lanciata attraverso, per permettere agli uomini che vanno al lavoro di ricominciare a passare“. Dunque un ponte distrutto dalla guerra, ma che riacquista la sua funzionalità per mezzo di una trave che permette alla vita civile di riprendere il suo corso normale. Un sostantivo altamente simbolico, allora come ora e ricco di significati antichi e nuovi al tempo stesso. Quindi sempre contemporanei e cioé eterni.

Un cantiere magico

Al ponte San Giorgio hanno lavorato ininterrottamente  migliaia di persone, cui è andato il grazie del sindaco Marco Pucci, che ha citato tutte le imprese che hanno reso possibile quest’opera.  Renzo Piano ha addirittura utilizzato l’aggettivo “magico” per definire un cantiere che si è fermato solo a Natale e che ha definito il più bello della sua vita. Sospeso tra cordoglio (per le 43 vittime) e orgoglio (per le competenze e le energie profuse). Un cantiere fatto per costruire (l’opposto di demolire): non solo un manufatto d’acciaio e cemento, ma un luogo che ha celebrato la forza del lavoro, in cui si sono dimenticate le differenze e in cui si è operato in piena solidarietà per raggiungere un obiettivo comune dopo una comune frattura che andava fisicamente (ma non solo) ricomposta e sanata.

Insieme a Renzo Piano ci auguriamo che il nuovo Ponte San Giorgio, con le sue 18 pile e i 43 lampioni che si illumineranno ogni sera per ricordare le vittime, sia amato, dai genovesi e dagli Italiani, anche se erede di una tragedia. E che l’opera abbia quindi il valore di un riscatto e serva a ricomporre qualcosa che si è spezzato. E che, come la rivista Il Ponte di Calamandrei, sia protagonista di quell’opera di ricostruzione economica (ma soprattutto morale) di cui il nostro Paese ha un tremendo bisogno.

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