Demolizioni

Demolizioni: buio a san Siro

Lo Stadio Giuseppe Meazza di Milano, più noto come San Siro, è stato inaugurato il 19 settembre del 1926 con un’amichevole tra Milan ed Inter. Con i suoi 93 anni di storia, la Scala del Calcio continua ad affascinare l’Europa intera.

Eppure ora si parla di demolirlo. Sarebbe vecchio, obsoleto, non più in linea con le esigenze di una città che cresce a ritmi vertiginosi qual è Milano. I milanesi dovranno quindi decidere on line quale dei due progetti presentati per il “nuovo” San Siro sia il meglio per lo sport e per la città. Per inciso i progetti sono proposti da Populous, con sede a Londra e Manica Sportium, con sede negli Stati Uniti. E sono stati fortemente voluti dalle due squadre milanesi, Inter e Milan.

Eppure la Sovrintendenza ha sottolineato il valore architettonico del secondo anello con la sua struttura elicoidale, magnifica e moderna. E questo giudizio autorevole riapre i giochi che sembravano ormai decisi.

Della realizzazione dell’opera vennero incaricati 93 anni fa, gli architetti Ulisse Stacchini e Alberto Cugini, che svilupparono quello che sarebbe stato il nucleo originario dello stadio di San Siro. E poi via via, attraverso modifiche e aggiunte, siamo arrivati ai giorni nostri.

Edilizia inutile e dannosa?

Sarà così…..

Secondo Elena Grandi, portavoce dei Verdi e assessore a Milano, i due nuovi progetti, sarebbero un chiaro esempio di “edilizia inutile e dannosa”. “Siamo contrari all’idea di costruire un nuovo stadio e di abbattere quello vecchio perché viviamo in epoca di emergenza climatica che mal sopporta progetti speculativi. Nuovo e vecchio sono il tranello in cui cascano in molti: in questo caso che il rischio vero, urbanistico e ambientale, è legato a opere che ruotano intorno allo stadio, senza il quale non avrebbero alcun diritto di cittadinanza“, ha affermato. Una quantità inimmaginabile di emissioni di CO2, che ci vorranno decenni a compensare, per costruire uno stadio più efficiente e a basso consumo. Bisognerebbe invece battersi contro il dissennato  consumo di suolo e riparare i guasti della speculazione edilizia e l’idea che l’unico investimento che conviene sia, da sempre e per sempre, quello sul mattone.

Non c’è solo la demolizione

…o così?

San Siro è indubbiamente un manufatto storico e come tale incarna, a livello architettonico, lo stile tipico dell’epoca in cui fu costruito. Ma c’è di più. E’ anche la metafora non solo calcistica della città più europea e internazionale d’Italia. Perché demolirlo, con costi, non solo ambientali, enormi?  Si parla di 125 mila metri cubi di calcestruzzo, 8.800 tonnellate di ferro delle armature, altre 20 mila tonnellate delle copertura metallica. Tutto materiale da portare in discarica. Utilizzando camion con capienza di 30 tonnellate ci vorranno tra i 10.500 e gli 11.300 viaggi. Perché invece non optare per una ristrutturazione filologica rispettosa del passato ma che sappia immaginare il futuro, per un ripensamento delle strutture, delle funzioni e dei servizi in termini contemporanei, per un riassetto razionale degli impianti? Forse perché sarebbe più difficile? Perché un processo radicale come una demolizione è qualcosa di molto più semplice che una rivisitazione del passato e una sua reinterpretazione in chiave contemporanea? I progetti presentati a me personalmente non piacciono. Trovo uno (quello della struttura ad anello) poco originale (ve ne sono a decine in Europa, sul modello della Allianz Arena). E l’altro, con guglie e vetri, troppo cervellotico. No, molto meglio ristrutturare. E non scegliere un’eutanasia che assomiglia a uno stillicidio (235 giorni di agonia) per cancellare per sempre dalla storia un’icona e un simbolo senza tempo.

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