Edilizia sostenibile

E adesso arriva Zucktown, città ideale

Mr. Mark Zuckerberg sta costruendo la città ideale (secondo lui). Forse per rilanciare la propria immagine recentemente offuscata dallo scandalo dei profili venduti a Cambridge Analytica.

L’edilizia secondo Mr. Facebook

240.000 metri quadrati di edilizia ecosostenibile e con elevato contenuto tecnologico al centro della Sylicon Valley. E con un nome in codice che è tutto un programma: Zucktown.

John Tenanes

Dopo tanto virtuale, un ritorno alla realtà di una città in mattoni e cemento, con tanto di macchine per edificarla, di maestranze, di progettisti e geometri. Si chiamerà Willow Village e il suo sviluppo è affidato a John Tenanes. Neanche a dirlo, vice presidente di Facebook per il business immobiliare.

Zucktown sorgerà tra Belle Haven, frazione di Menlo Park, sede del quartier generale di Facebook e East Palo Alto. Si realizzeranno 1500 appartamenti.

Di cui 225 saranno assegnati a un prezzo inferiore a quello di mercato. i cittadini di Willow avranno a disposizione anche 32 mila metri quadrati di verde. E verrà riattivata anche la vecchia ferrovia che attraverso tutta la zona. Ma non basta. Verrà anche completato un ponte pedonale sopraelevato per ciclisti e amanti della natura.

Uno sguardo al passato

Lowell

L’idea non è nuova e negli Usa ha almeno due precedenti. Il villaggio tessile di Lowell in Massachusetts realizzato nel 1846. E la città dell’acciaio di Gary, in Indiana.

In Cina negli anni ’60 veniva inaugurata Zhengzhou, che ospita oggi 350.000 lavoratori delle fabbriche dell’iPhone.

Le città a tema sono oggi popolari in Silicon Valley: Google progetta un centro con 5000 case (Alphabet City). Apple ha stanziato 6 milioni di dollari per l’emergenza abitativa.

Un’inversione di tendenza?

Nell’era del 4.0, insomma, Mr. Zuckerberg torna all’1.0, la madre di tutte le dimensioni. Cioè quella a misura d’uomo. Dal virtuale al reale. Un’inversione di tendenza forse non dettata solo da brama di ricchezza. O da ragioni di puro opportunismo. Ma dalla consapevolezza che anche i più grandi imperi prima o poi sono destinati a finire. La storia lo insegna. Sempre meglio avere in tasca una carta di riserva.

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