Opportunità

La TAV non è un bar. O forse sì?

Premetto che in questo post non si farà alcuna considerazione di tipo politico. Anche se è impossibile prescindere dalle posizioni dei fautori e detrattori del progetto. Che, come si sa, appartengono a due differenti schieramenti.

La TAV è un progetto di ingegneria civile  (Connecting Europe Facility) che è, senza ombra di dubbio, di importanza fondamentale per la crescita delle nostre imprese di costruzione. E del nostro Paese.

Svantaggi economici. Ma non solo

La Commissione Europea ha ammonito l’Italia sull’eventuale mancata realizzazione della linea Torino-Lione ((235 Km destinati al trasporto merci e passeggeri). Ventilando il rischio di dover restituire i cofinanziamenti comunitari incassati. E di perdere quelli già stanziati. Le stime (informali e non ufficiali) supererebbero il miliardo di euro.  E i vantaggi per l’ambiente sarebbero inesistenti. Promuovere il passaggio di merci e persone dalla strada alla rotaia ridurrebbe invece le emissioni di CO2. Ma le imprese di costruzione coinvolte nel progetto cosa pensano?

Stiamo pagando da 10 anni sulla nostra pelle questa vicenda“, ha affermato, in un’intervista di Andrea Rinaldi sul Corriere della Sera, Flavio Bertino, titolare della Cogeis, impresa edile di Quincinetto (To) che impiega 320 addetti. “La TAV non si può mica chiudere come un bar“.

La TAV non è un bar

Ecco, nella frase di questo imprenditore edile c’è tutta l’assurdità di una vicenda per certi aspetti surreale. La Cogeis con una commessa da 400 milioni, è impegnata in un consorzio per la prefabbricazione dei conci del tunnel di Saint-Martin-La Porte. “Stiamo già presentando un’offerta per il lotto dei pozzi di aerazione di Evreux“, ha spiegato Flavio Bertino. “Non so cosa succederebbe se si bloccasse tutto. All’interno abbiamo molte macchine. Occorrerà smontarle, procedere a un’eventuale bonificaVorrà dire che l’attività in cui siamo specializzati da 20 anni e per la quale siamo stati consorziati, andremo a farla Oltreoceano“. Moltiplicate quello che afferma Flavio Bertino per il numero di imprese di costruzione coinvolte nel progetto e avrete un’approssimativa idea del danno enorme che ne deriverebbe alla nostra economia.

Ha ragione Bertino. Non si può chiudere un cantiere -questo cantiere –  come si chiude un bar. Soprattutto se l’Italia, così facendo, perdesse un’opportunità che vale qualcosa come 12 miliardi di euro.

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