Infrastrutture

Si sapeva che sarebbe crollato?

Il ponte crollato l’8 aprile 2020 sulla Sp 70 collega Albiano Magra in provincia di Massa Carrara e Santo Stefano Magra, tra Toscana e Liguria. L’infrastruttura crollata, negli ultimi mesi era stata al centro di polemiche dopo che, lo scorso novembre, in seguito a un’ondata di maltempo, si era formata una crepa notata anche da molti automobilisti. Ma dopo un intervento di riparazione e dopo il sopralluogo dei tecnici Anas era stato dato il via libera alla circolazione senza limiti al traffico.

Ma il problema c’era prima

Eppure risale alla scorsa estate la prima di tre segnalazioni del sindaco di Aulla, Roberto Valettini, all’Anas con la preghiera di verificare se il viadotto Albiano avesse bisogno di interventi o limitazioni del traffico. Insomma, se fosse stabile o meno.

Era l’8 agosto 2019 e Anas rassicurava sullo stato di salute del ponte: “Non presenta al momento criticità tali da compromettere la sua funzionalità statica, sulla base di ciò non sono giustificati provvedimenti emergenziali”, si legge nella lettera di risposta inviata al Comune toscano il giorno seguente e firmata dal responsabile dell’area compartimentale Vincenzo Marzi.

In Toscana abbiamo già avviato dal 2018 un controllo sulle infrastrutture –  ha detto l’assessore regionale ai trasporti e alle infrastrutture, Vincenzo Ceccarelli attuando un monitoraggio completo sui ponti collocati lungo le regionali e anche sostenendo le province per le ispezioni sulle strade provinciali“. Allora cosa è andato storto? Perché il ponte è crollato?

E in Sicilia…

Intanto il gip di Messina ha sequestrato due cavalcavia dell’autostrada A-20, Messina-Palermo, perché a rischio crollo. Dalle indagini, condotte dalla Procura della città dello Stretto guidata da Maurizio de Lucia, è emersa una diffusa corrosione delle armature e delle banchine di bordo che metterebbe in pericolo la stabilità delle strutture portanti con il rischio di crollo sulla sede autostradale sottostante.

Gli accertamenti hanno evidenziato un degrado avanzato delle cosiddette “selle Gerber”, gli elementi che sopportano tutto il peso del viadotto che passa sull’autostrada e del suo traffico viario. Il degrado sarebbe imputabile alla cattiva manutenzione dei giunti che, consentendo infiltrazioni di acqua piovana, ha deteriorato il calcestruzzo di copriferro. La conseguenza è la diffusa corrosione delle armature e il degrado della banchine di bordo. Lo stato delle strutture sarebbe di tale gravità da rischiare di far perdere l’appoggio delle travi della campata centrale con il rischio del crollo o comunque della caduta di calcinacci sui mezzi in transito.

Correre ai ripari prima

Il paragone è forse  azzardato. Però in tempi in cui tutto si gioca sul piano del “si sarebbe potuto fare prima”, un parallelismo con quanto sta succedendo (non solo da noi) in ambito sanitario è abbastanza lecito. Perché non ci si prepara prima agli eventi? E’ così difficile mettere in atto tutte le precauzioni possibili perché le tragedie non si verifichino (se sono prevedibili, come nel caso del ponte crollato) e, se non lo sono (come nel caso del Covid 19), perché le conseguenze che li accompagnano siano le meno devastanti possibili?

Quando tutto quello che stiamo vivendo in questi mesi sarà solo un brutto ricordo (i medici deceduti oggi hanno raggiunto le 100 unità), andrà ripensata radicalmente la nostra idea di territorio, di sicurezza, di infrastruttura, di salvaguardia della gente, dall’inizio alla fine della sua vita. In una parola, la nostra idea di futuro. Se non lo faremo saremo condannati ad essere un Paese sempre a un passo dalla catastrofe. Con costi economici e umani inimmaginabili.

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