Eventi di massa

Open house: fumo o arrosto?

fumo-detniPrimavera, tempo di open house. Il rapporto umano ravvicinato, svincolato da ritmi e luoghi lavorativi, stimolato da tavolate fuori porta, spettacoli, lotterie, viene sempre più considerato il canale privilegiato per una promozione commerciale vincente. Lo dimostrano gli eventi che vengono organizzati in questo periodo da molti importanti costruttori, vere e proprie mini-fiere in cui si mostrano le novità, si consolidano i rapporti, si presentano neonate realtà distributive.

Una formula win win in cui i vantaggi sono reciproci. Il cliente, oltre a incontrare il proprio fornitore di fiducia in un ambiente amichevole, può confrontarsi con i colleghi e al contempo divertirsi. A costo zero. L’organizzatore non deve vedersela – come avviene in fiera –  con i propri concorrenti e, tramite il tam tam del passa parola, può contare sulla presenza di numerosi potenziali clienti con cui avere, da subito, un rapporto diretto e immediato.

testoE’ l’apoteosi della promozione sublimata a evento mediatico, la strategia di vendita trasformata in kermesse in un momento in cui il solo atto del “vendere” fine a se stesso, sembra decisamente superato.

Si tratta di un fenomeno che si presta anche a considerazioni di tipo sociologico, visto che, di fatto, rivoluziona i comportamenti sia dei costruttori/distributori/noleggiatori che dei potenziali fruitori dei loro servizi. La proposta dinamica dell’offerta fa leva non solo sulle oggettive peculiarità dei prodotti presentati, ma anche (soprattutto?) su fattori soggettivi quali il gradimento della presentazione da parte dell’utente, l’empatia che si stabilisce tra costruttore e cliente, la spettacolarità dell’evento, l’atmosfera conviviale che si riesce a instaurare.

E c’è chi avanza qualche dubbio: se si trattasse solo di fumo?

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Personalmente non credo sia affatto così.

Innanzitutto perché lo sforzo organizzativo che comportano tali eventi richiede risorse economiche e manageriali che non si improvvisano. Solo realtà solide, che possono contare su un’esperienza di anni e su una radicata serietà d’impresa sono in grado di pianificare eventi che non sono la solita festa paesana, ma lo specchio della loro evoluzione all’interno del mercato.  Poi perché queste manifestazioni sono il biglietto da visita di chi le organizza, la cartina di tornasole della vera imprenditoria e dei dilettanti allo sbaraglio.

Il compratore non è stupido. Al di là dell’abbondanza della grigliata sa riconoscere chi vende macchine e attrezzature affidabili e chi no. Chi è in grado di offrire un servizio a 360°  e chi è latitante su più fronti. Chi ha solide basi e chi invece ha fatto dell’approssimazione la propria filosofia. A chi dare la propria fiducia. E i propri soldi.

Crediamo quindi che l’open house non sia un’inutile perdita di tempo ma uno strumento proficuo (e divertente) per operare scelte più informate e consapevoli.

2 Commenti

  1. Buonasera Sig.ra Grancini, a parte il nr.1 al mondo e cioè Caterpillar… a cui tutto è concesso, ma che ahimè, a parte l’80mo Anniversario che ha “santificato” in pompa magna l’anno scorso… sono ca. venticinque anni che CGT ha abbandonato l’idea dell’Open House.
    Manifestazione o evento.. desueto, costoso… totalmente inutile.
    Se le fornissero i numeri “reali” dei partecipanti “attivi”.. e non delle bistecche consumate, delle esigue manifestazioni che alcuni Costruttori comunque costringono a fare ai loro (nuovi) Concessionari, ne rimarrebbe meravigliata anche Lei.
    L’ Open House è morto..
    Il sabato o la domenica le nuove generazioni dei client i( e dei Concessionari ) amano andare al mare… magari con la fidanzata o la famiglia.
    La conoscenza delle nuove macchine la rimandano tramite Internet o alla successiva visita al Bauma.
    Ultima e unica vera fiera del movimento terra.
    Ultima.. perchè non credo che l’anno prossimo ci sia il Samoter…
    Defunto anche lui.. figuriamoci l’ Open House di qualcuno di NOI poveri Concessionari.. massacrati dai clienti in cerca del “prezzo” e dai Costruttori in cerca del Concessionario che “paghi” le macchine a costi “imposti”.. e che comunque venda.. a margini ridicoli.
    A Perugia… in dialetto umbro si suol dire… ma alla fine “chi pega”??

    Buona serata.

    • Caro Tavanti, rispetto il suo punto di vista anche se, come si evince da quello che ho scritto non per sentito dire, ma per aver partecipato a moltissime open house, non lo condivido in toto. Che le prestazioni di una macchina si possano desumere da internet mi lascia alquanto perplessa e mi fa venire in mente i grillini che credono che in rete si possa fare di tutto e di più. Sta di fatto che gli eventi sono aggreganti e promuovono la fidelizzazione al marchiooltre a costituire un booster dell’immagine aziendale. Piuttosto, oltre alle fiere (quelle con la F maiuscola), perché non torniamo a rivalutare il ruolo importantissimo della stampa specializzata che, con i suoi approfondimenti (non con il semplice copia/incolla) può fornire una visione critica delle novità e orientare le scelte?

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