Interrogativi moderni

Ma il calcestruzzo è buono o cattivo?

Il Pont du Gard in Provenza

Bella domanda. E quanto mai pertinente, dopo il crollo del Morandi. Con il termine cementificazione di fatto si è demonizzato un materiale, il calcestruzzo, caratterizzato da grande versatilità, durabilità, plasticità, sicurezza e sostenibilità. Spesso soluzione ideale per infrastrutture stradali, impianti produttivi, architetture innovative, edilizia scolastica. E per quelle opere destinate a garantire la sicurezza del territorio. Ma la domanda d’apertura è diventata quanto mai attuale in questo periodo. E hanno tentato di darle una risposta gli esperti intervenuti alle recenti Giornate Italiane del Calcestruzzo, svoltesi a Piacenza.

Un ottimo materiale

Il calcestruzzo è, di per sé, un materiale resistente e durevole. Secondo Giuseppe Marchese di Federbeton, continua ad essere il più duttile e al tempo stesso economicamente sostenibile. La tecnologia consente oggi di adattarlo alle esigenze dei singoli progetti, con una durabilità di oltre 150 anni. Ma alcuni manufatti, come il Pantheon e lo splendido Pont du Gard in Francia, dimostrano che può essere ancora più longevo. Non va quindi messo sotto accusa. Perché il problema non risiede nel progetto o nel materiale, ma nella sua mancata manutenzione.

La Torre della Fondazione Prada, a Milano

Di fatto,il calcestruzzo è il filo conduttore del nostro quotidiano. Versatile, trasversale, amico. Con questo materiale sono stati realizzati 400 ponti in Italia, di cui 398 in cemento armato e solo 2 in acciaio. Il mercato però  negli ultimi 10 anni ha registrato un calo complessivo di circa il 60% dei volumi. La soluzione? Puntare sulla qualità dei processi produttivi e dei prodotti. E, più ancora, sulla responsabilità di coloro che sono coinvolti nel processo costruttivo. Per conservare un patrimonio infrastrutturale straordinario che appartiene a tutti.

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