Grandi opere

L’orgoglio (senza la rabbia)

per webL’Italia ha pochi rivali al mondo nella costruzione di grandi opere. E’ di Salini Impregilo (che sta anche realizzando dighe e autostrade in Africa)  il secondo Canale di Panama, per non parlare di Astaldi e di Trevi che sta posando i piloni per il ponte sul mare tra Hong Kong e Macao.

La notizia è passata quasi sotto silenzio, oscurata dai nefasti avvenimenti tellurici del nostro Paese, ma è indubbiamente  epocale non solo per l’opera in sé, ma per la quantità e qualità dei mezzi di sollevamento che sono stati impiegati per la sua realizzazione.

Stiamo parlando del terzo ponte sospeso sul Bosforo, inaugurato lo scorso 26 agosto, che collegherà Europa ed Asia e che è stato “firmato” dal Gruppo Astaldi, presente in Turchia dagli anni ’80.

CTL650 F - Terex
CTL650 F – Terex

Un’opera faraonica, costruita con rigorosi criteri antisismici (il sito è interessato dalla faglia anatolica che si estende sino al Mar di Marmara) e che diventerà il ponte sospeso più largo al mondo, nonché quello con le torri più alte al mondo a forma di “A”: 322 metri, di più della tour Eiffel che ne misura “solo” 300.

Ma anche le altre misure non scherzano: la larghezza di 59 metri ospita un’autostrada a 8 corsie e due linee ferroviarie, la luce libera è di 1,4 Km.

Noi della stampa specializzata in quella zona avremmo dovuto andare a ottobre, invitati da Liebherr, perché proprio in quell’area è in atto un imponente piano di investimenti che vede la costruzione  da parte della IGA  (Società Istanbul Grand Airport) del terzo aeroporto di Istanbul:  76,5 milioni di metri quadrati. Quattro volte più grande dello scalo internazionale di Francoforte. Tirato su a tempo di record, 42 mesi. E che verrà inaugurato nel 2018.

RenderingInvece, per motivi di sicurezza, quel cantiere in cui sono al lavoro decine di gru  a torre, di autogru e di macchine movimento terra, dovremo vederlo da remoto, presso i quartier generali di Liebherr a Biberach (Germania) e ci verrà negata la possibilità di toccare con mano l’imponenza di un’opera davvero colossale, come fa intravedere (senz’altro non rendendole giustizia) il rendering che ho qui sopra postato.

Un peccato. Una delusione. Una possibilità mancata di conoscenza. La rabbia (con buona pace di Oriana) purtroppo non serve. All’orgoglio costituito dal fatto che le grandi imprese italiane continuano a essere presenti anche in zone altamente rischiose non deve sostituirsi la parziale frustrazione per un innegabile ridimensionamento degli ambiti di attività di ognuno di noi. Le macchine sono state vendute, noleggiate, stanno lavorando, stanno contribuendo alla costruzione del più grande aeroporto del mondo. E noi, nonostante tutto, saremo lì.

2 Commenti

  1. Che tristezza Dr. Grancini osservare alcune, purtroppo pochissime, Aziende Italiane che si distinguono in tutto il mondo per le grandi professionalità, capacità ed esperienze costruttive a differenza delle moltissime che rimangono ed operano in Italia e che “talvolta” o quasi sempre, lucrando sulla qualità dei materiali, e non solo, sono corresponsabili con i politici locali incapaci e compiacenti del momento, di disastri apocalittici, vedi l’ultimo terremoto che ha colpito il centro Italia. Con il fardello sulla coscienza che ci accompagnerà per tutta la vita dei relativi trecento morti.
    Invano, ne sono certo.
    Vittorio Tavanti

    • Caro Tavanti, purtroppo ha ragione. Peccato che il peso sulla coscienza lo avvertano solo quelli che hanno quel senso della responsabilità individuale e collettiva che dovrebbe orientare tutte le nostre azioni. Ma non quelli che tali catastrofi hanno provocato. E per i quali la galera a vita sarebbe una blanda pena.

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