Analisi & Tendenze

Il futuro del noleggio: superare (tutti) i confini

Cosa c’entra con il noleggio l’esilarante (ma non troppo)  film “Non ci resta che piangere”, del 1984, scritto, diretto e interpretato da Roberto Benigni e Massimo Troisi?

E perché è stato proposto da Federico Dalla Puppa come compendio finale nella 28a edizione del Congresso Assodimi/Assonolo veicolata in format on line il 4 dicembre scorso?

La citazione in apertura c’entra eccome. Ed è strettamente collegata con l’incipit stesso dell’evento, che propone un claim di questo tipo: “Sei pronto a diventare il migliore“?

Un evento ad ampio spettro

Il segretario generale di Assodimi, Marco Prosperi (a dx) e il responsabile comunicazione, Lorenzo Moretti

Diciamo subito che il 28° Congresso di Assodimi/Assonolo è stato come sempre rivolto ai noleggiatori. Ma non solo. E mai come nella presente edizione questa affermazione si rivela vera. Di fatto si è trattato di un invito allargato al mercato e ai protagonisti del mondo delle costruzioni che altro non è che la cartina di tornasole della realtà produttiva e sociale del Paese. Il settore sta cambiando. I suoi attori principali, nessuno escluso, devono cambiare. La digitalizzazione in atto, origine e veicolo del cambiamento, è una scelta culturale obbligata a cui nessuno di noi può sottrarsi. A maggior ragione il noleggiatore/distributore, per cui la macchina diventa collettore e fonte di una serie inesauribile di dati attraverso piattaforme evolute di controllo da remoto (il cuore della digitalizzazione: controllare un prodotto diventa importante quanto venderlo) e di interconnessione (interconnettersi è importante quanto usare).

Mauro Brunelli

Per questo nel noleggio le regole sono destinate a cambiare: oggi non basta più consegnare un bene al cliente ma occorre essere dinamici e positivamente mutevoli. Una condizione che presuppone alcuni radicali cambiamenti. In primis la collaborazione invece che la concorrenza tra attori diversi, come ha sottolineato Mauro Brunelli, Presidente di Assodimi.

Lo scenario europeo

Del mercato del noleggio  hanno parlato Michel Petitjean, Segretario generale di ERA e Federico della Puppa (del Centro Studi Smartland).

Michel Petitjean

Secondo Petitjean la crisi sta avendo e continuerà ad avere su diversi comparti dell’economia un impatto  maggiore di quello che avrà sul noleggio (per ovvi motivi di ordine sociale e macroeconomico). Ma è indubbio che, per il renting, accelererà notevolmente la digitalizzazione  (per esempio nella gestione delle flotte e a livello amministrativo), con un possibile sviluppo verso più punti di noleggio drive in. Inoltre la crisi potrebbe aiutare il noleggio ad aumentare  la sua diversificazione  e quindi  trasformarsi in una formidabile opportunità per il settore, fornendo soluzioni alle sfide economiche  e ambientali che ci attendono.

Ed ecco qualche numero previsionale riferito alle macroregioni europee (Nord, Centro, Sud).

Nel 2020: Nord – 6,4% Centro – 5,5% – Sud – 14,7% (Italia – 12.3%).

Nel 2021: Nord + 2,5% Centro  + 6% Sud + 7,4% (Italia + 4,9%).

Una doverosa precisazione: i dati  del noleggio riferiti al 2020 che ha riportato Federico della Puppa nella sua successiva presentazione, si discostano da quelli di ERA perché diversa è stata la base di calcolo. E risultano in pareggio, aiutati anche dal volano della distribuzione, quindi dalla vendita di macchine.

Un futuro a singhiozzo

Appare evidente da questi dati previsionali che il mercato italiano del noleggio dovrebbe attendersi una ripresa nel 2021. Ma che tipo di ripresa, tenendo conto dei rallentamenti fisiologici conseguenti all’ultimo lockdown?

Federico Della Puppa

Secondo Federico Della Puppa sarà sicuramente disomogenea tra i settori e le aree geografiche, non sarà quindi uguale per tutti. Sarà anche una ripresa sicuramene incompleta e anche incerta rispetto ai possibili effetti della seconda ondata. Dai dati presentati risulta che quello nazionale si discosta da quello europeo  e dimostra che  l’Italia in questo momento può contare su dei driver particolari. Prima di tutto perché già veniva  da un buon dato di partenza ( febbraio 2019  +8,4% della produzione nel mondo delle costruzioni). E se è vero che, a differenza del resto d’Europa siamo caduti molto in basso, – 35,5 (in aprile 2020), è altrettanto vero che quando siamo ripartiti abbiamo ripreso vigore e addirittura siamo stati capaci in 4 mesi di colmare 85 punti di differenza tra questi – 68 e + 13.

Geometria a V verso il W

Una ripresa che fa sicuramente ben sperare. Al di là delle questioni relative al nuovo stop che già si intravede nel leggero rallentamento attuale, i dati della produzione aggiornati a settembre fanno presagire che quella che era negli scenari la speranza di una ripartenza a V il settore la stia vivendo con una dinamica che ha consentito alla produzione non solo di colmare il gap ma anche di ripartire con uno spunto leggermente migliore.

Quindi la geometria degli impatti, sicuramente a  V potrebbe trasformarsi forse in una geometria a W : in questo momento come  ha affermato Marco Mercatili, Economista e Responsabile Sviluppo di Nomisma,  il super bonus è sicuramente uno di quei driver che per forza di cose ancora non ha espresso quest’anno grande potenzialità anche se è uno strumento che per la prima volta nella storia nell’arco di due mesi ha visto approvati tutti i decreti attuativi.

Altro dato positivo è che, rispetto  a tutti gli altri settori economici, il clima di fiducia delle imprese del settore delle costruzioni è il migliore di tutti gli altri  (commercio, industria, terziario etc). Secondo i dati ISTAT di ottobre 2020, infatti,  la fiducia delle imprese  è arrivata a recuperare tutto ciò che era stato perso durante la fase del primo lockdown. Questa capacità di ripresa indica che il settore oggi è più forte di quanto non fosse  10/12 anni fa all’epoca della crisi economica (ricordiamo che quella attuale è una crisi economica di riflesso, originata da un crisi sanitaria e quindi con punti di partenza totalmente diversi).  In questa dinamica il settore delle costruzioni ha mostrato con il super bonus un driver efficace: certamente avere solo un anno di orizzonte non è abbastanza  ed è per questo che probabilmente l’agevolazione verrà estesa al 2023 e auspicabilmente ad altri settori; sarebbe per esempio cosa buona e giusta  iniziare una vera politica di demolizione di strutture ormai obsolete e inutilizzabili.

Perché dobbiamo avere fiducia?

Non solo perché gli italiani sono tendenzialmente portati a vedere il bicchiere mezzo pieno ma perché  nel settore delle costruzioni è davvero cambiato qualcosa dal punto di vista strutturale. Se analizziamo negli ultimi sei anni il tempo medio di durata dei cantieri e delle opportunità di lavoro per le aziende, vediamo che dal 2014  a livello sia di costruzioni di edifici che di ingegneria civile  che di lavori di costruzione specializzati c’è stato un aumento del tempo medio di durata del lavoro sicuro e siamo passati ad esempio nel campo dei lavori di costruzione specializzati da 7 a 12 mesi. Nel  settore della costruzione di edifici l’incremento medio è stato di 3 mesi. Ancora maggiore l’incremento sul fronte delle opere pubbliche: si è passati dai 12 ai 20 mesi.  Dati decisamente significativi che ci indicano che il settore in questo momento sta rispondendo bene pur in una complessiva situazione economica non brillante.  E per quanto riguarda il noleggio per il 2021 prudenzialmente ci si potrebbe attendere una crescita del  +5,3% : un valore che è esattamente la metà di quello che era stato stimato per il 2019 quando il comparto era cresciuto del 10%.

Quanti siete. Dove andate. Un fiorino.

E qui torniamo all’immagine di apertura. Con due domande: quanti sono i noleggiatori che hanno un fatturato superiore ai 2 milioni di euro? E quanti di questi conoscono il proprio territorio e quindi sanno dove andare?

Conoscere il mercato, ragionare sui dati è oggi importantissimo perché  serve a capire non solo in quale territorio si è più forti, ma come fare per diventarlo sempre di più. E allora dove si collocano i noleggiatori italiani?  L’augurio è che non si posizionino sul confine, come Benigni e Troisi. Dove c’è sempre qualcuno  che chiede il dazio di un fiorino  (metafora attualizzata dell’analisi dei bilanci) anche se si sta fermi. E oggi stare fermi non paga. Per nessuno. Tanto meno per il noleggio.

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