Soluzioni ardite

Terex: un salvataggio spettacolare

Per webPochi sanno che sono state gru Terex, prese a noleggio dalla Rete Ferroviaria Italiana da Vernazza Autogru per sollevare locomotiva e carrozze dell’Intercity 660 deragliato nei pressi di Andora, in Liguria.

“Il primo sopralluogo è stato fatto insieme ai tecnici delle Ferrovie”, ha affermato Diego Vernazza, uno dei titolari di VernazzaAutogru, ” che ci hanno chiesto di trovare possibili soluzioni per il non facile recupero  del treno. Sicurezza  e rispetto delle tempistiche erano degli imperativi irrinunciabili, dovevamo poi confrontarci con una variabile importantissima, le condizioni meteorologiche”.

TestoL’idea vincente è stata quella di costruire una  costituire una ‘Cranes Barge’, una sorta di chiatta autoaffondante in grado di trasportare le autogrù a ridosso della scogliera; un modulo da allestire seguendo precise prerogative di sicurezza e solidità, completate dai compartimenti di compensazione necessari per ottenere un bilanciamento costante durante la navigazione e al momento dell’approdo. Il bacino allestito era lungo 90 m e largo 27 m, con portate complessive di 11.700 t (la chiatta aveva una capacità di 9.700 t, mentre il suo peso proprio era di 2.000 t.

Abbiamo dovuto rinforzare la struttura primaria del bacino galleggiante – ha continuato Diego Vernazza –  perché in origine il modulo messo a disposizione dalle officine navali Mariotti non aveva una portata sufficiente per reggere il peso dei mezzi; una volta adeguata la capacità della chiatta abbiamo fissato sul piano della Cranes Barge la struttura delle autogrù deputate al sollevamento principale, in modo da costituire un corpo unico con il bacino galleggiante. Abbiamo ottenuto così la certificazione ufficiale RINA indispensabile per la fase della navigazione e per le successive applicazioni di sollevamento”.

A questo punto Vernazza Autogrù ha iniziato le operazioni di ormeggio e d’attracco della Cranes Barge presso la scogliera di Capo Mimosa: “Mentre allestivamo la chiatta nell’area del porto di Genova adibita alle operazioni di montaggio, ad Andora avevamo già inviato una prima squadra operativa con il compito di mettere in sicurezza il locomotore e il vagone, creando i punti di ormeggio necessari al sollevamento di un convoglio che sommava il peso di migliaia di tonnellate. Uno staff di sommozzatori, intanto, aveva controllato i fondali entro l’area di 5.000 m2 dove sarebbe approdato il bacino galleggiante, per identificare i punti critici con l’ausilio di uno scandaglio ad alta tecnologia”, spiega Vernazza.

Con il supporto di una squadra di sommozzatori e di due rimorchiatori la chiatta è riuscita a ormeggiarsi quasi a ridosso della scogliera. “A questo punto abbiamo dato inizio alle operazioni”, prosegue Vernazza. “Per assicurare la stabilità del locomotore abbiamo trasferito l’autogrù AC 100/4 L dalla chiatta alle sede ferroviaria, in modo che si potessero iniziare le fasi di stabilizzazione del treno creando un punto fermo per il ‘dialogo dinamico’ del locomotore con le due gru maggiori sulla piattaforma, coordinando con la massima precisione il momento cruciale del sollevamento”.

TestoDopo l’imbracatura del locomotore, con un sollevamento combinato le autogrù hanno cominciato a movimentare il convoglio. “Il rischio era che il locomotore potesse staccarsi dal resto delle carrozze”, rimarca Vernazza. “In realtà, il locomotore e il primo vagone ormai erano un tutt’uno: nel deragliamento, infatti, i respingenti erano penetrati fin dentro la carrozza e le lamiere risultavano come fuse in un gruppo inestricabile. Dopo alcuni tentativi con l’ausilio di una lancia termica, abbiamo utilizzato alcuni cuscini ad aria con una spinta di 35 t per districare il locomotore dal vagone”.

Le ruote del locomotore, quindi, sono state sollevate guadagnando la sede di scorrimento e inserendosi perfettamente nel solco dei binari. Circa 90 t di acciaio si sono così riadagiate sulla ferrovia, pronte per l’accompagnamento conclusivo verso la stazione di deposito. Le motrici di soccorso sono state agganciate alla massa dell’Intercity. Poi, il fischio prolungato della partenza, che è risuonato come il peana maestoso di una grande vittoria.

Le macchine protagoniste

3I “pesi massimi” al centro dell’impresa avevano la livrea dei modelli AC 800 (l’assoluta protagonista dell’intervento, una macchina da 800 t configurata nell’occasione con Superlift, braccio base e 180 t di contrappeso), AC 100/4 L e AC 140 (rispettivamente da 100 e 140 t, configurate con braccio base e tutte le zavorre di contrappeso), oltre a quella di un’autogrù “tutto terreno” A 250 (25 t), adibite alle operazioni di supporto, insieme ad altri mezzi accessori e ad attrezzature di vario genere. “Nel parco mezzi di Vernazza Autogrù – spiega Diego Vernazza – sono presenti diverse unità Terex. In particolare cito i modelli AC 800, AC 250, AC 160/2, AC 140, AC 100, AC 100 4L, AC 70 City, Challenger 3180, Challenger 3160, AC 50 e AC 40 City. Le versioni utilizzate per l’intervento di Andora sono state scelte per l’elevata potenza di sollevamento che sono in grado di offrire in ogni circostanza. In particolare, soprattutto nel caso dell’autogrù AC 100 4L, è risultato poi evidente il vantaggio di poter contare su un peso limitato del mezzo abbinato a una ridotta stabilizzazione. È innegabile che le proprietà intrinseche di queste autogrù hanno contribuito al successo di questo spettacolare intervento.”.

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