Telescopici rotativi

Magni e Mosconi: un’accoppiata vincente

L’impresa Mosconi ha avuto l’incarico di impermeabilizzare le nuove gallerie del Brennero. E si è affidata a Magni TH per portare a termine questo importante lavoro.

Si tratta di un progetto enorme, di un’opera di ingegneria meccanica che rasenta il miracolo della tecnica applicata. Basti pensare che alcuni tratti delle gallerie, scavati a circa 30-40 m passano sotto il letto del fiume Isarco che per precauzione verrà congelato con sistemi all’avanguardia.

Ma torniamo a noi e all’incarico affidato alla ditta Mosconi: il compito dell’impresa è quello di impermeabilizzare le gallerie con speciali guaine in pvc, così da isolare ermeticamente gli ambienti da umidità e infiltrazioni d’acqua.

Il lavoro deve essere svolto in altezza e dopo che sono state posate le centine per il sostegno della volta.

E così l’Ingegnere Andrea Mosconi, Direttore Tecnico dell’omonima impresa edile con sede a Edolo (BS), dopo diverse valutazioni con alcuni costruttori del settore sollevamento, ha deciso di affidarsi a Magni per portare avanti questo progetto speciale.

Una macchina green

La macchina selezionata è un RTH 5.21 SH equipaggiato con l’opzione Twin Energy, per poter lavorare elettricamente in ambienti chiusi come le gallerie. La macchina viene collegata ad una fonte esterna di energia elettrica (380 V) garantendo così le normali operazioni di sollevamento e posizionamento del carico. Un motore elettrico da 15Kw e una pompa a pistoni con portata di 90 l garantiscono performance e precisione assolute.

Si parla quindi anche di una soluzione green, in quanto si circoscrive l’utilizzo del motore termico solo in fase di movimentazione del sollevatore: una volta stabilizzata la macchina tutto viene alimentato dal sistema Twin Energy.

Lavoro di squadra

Il telescopico rotativo è stato integrato poi con l’acquisto di due piattaforme intercambiabili, per poter raggiungere in tutta sicurezza l’altezza della volta necessaria per posare le guaine in pvc. Una delle due piattaforme dispone di un attacco più in basso. Questa soluzione permette agli operatori di raggiungere, oltre che indicativamente un metro in più, punti che quasi su tutto il diagramma, visto l’ingombro del braccio, non sarebbero possibili da raggiungere (ad esempio nicchie con dimensioni ristrette o profonde), ma tenendo comunque inalterati gli standard di sicurezza che caratterizzano tutte le applicazioni Magni.

Non sono state richieste sicurezza aggiuntive, le macchine Magni dispongono di serie di diversi sensori e limitazioni che ne garantiscono una sicurezza quasi totale.

Una scelta mirata

Andrea Mosconi ha rimarcato più volte che la scelta è caduta su Magni, non solo perché gli unici ad avere soluzioni che garantiscono l’utilizzo in modalità elettrica del mezzo ma soprattutto perché le macchine consentono di operare con tutto lo sbraccio senza limitazioni e con un diagramma perfettamente aderente alle prestazioni reali del macchinario. Insomma un’ottima conferma per il costruttore di Castelfranco Emilia, che con soli 7 anni di vita,  si è conquistato una posizione di prestigio tra i brand più blasonati del sollevamento.

La grande opera, progettata con l’obiettivo di alleggerire il traffico pesante in quel tratto di confine dall’A22 per dirottarlo su rotaia sino ad Innsbruck in Austria, sarà completata nell’arco di qualche anno e senz’altro contribuirà a ridurre l’inquinamento nella zona delle Dolomiti, uno dei tratti d’Italia più suggestivi e Patrimonio dell’Unesco.

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