L’Intermat val sempre una visita

INTERMAT_2015 (4)L’appuntamento triennale con l’Intermat si è appena concluso e le idee stanno prendendo posto – poco alla volta – nella mia testa.

Un appuntamento che, grazie a un’organizzazione che ha letteralmente fatto i salti mortali per riuscire ad essere all’altezza della situazione (gli amici francesi direbbero “comme-il-faut”).

E in effetti la sostanza ha superato abbondantemente le aspettative.

Devo dire che, in proposito, devo recitare un bel “mea culpa” perché, dopo l’andamento del nostrano Samoter, avevo anticipatamente decretato la fine miserrima delle due fiere europee alternative al Bauma in modo forse un po’ troppo frettoloso.

Ovvio, il Bauma è il Bauma e l’organizzazione tedesca è oggettivamente ben diversa anche rispetto a quella francese. Ma i tedeschi sono partiti da lontano e con una lungimiranza che fa loro onore. Stanno raccogliendo i risultati di anni di tensioni interne, di profonde ristrutturazioni, di riforme del mercato del lavoro e di organizzazione industriale che hanno anticipato le tendenze obbligate di una nazione che vive in un continente complesso, profondamente evoluto dal punto di vista sociale e che, quindi, paga degli scotti inevitabili.

Ma l’Intermat 2015 si è decisamente ben difeso da tutti i punti di vista e, per una volta, devo dire che gli assenti  avevano torto.

INTERMAT_2015 (3)Il confronto fra i costruttori di macchine, componenti e motori è stato molto serrato. I cicli di conferenze stampa a cui siamo stati invitati sono stati ricchi e densi di novità importanti. Gli stand, anche se più piccoli rispetto a quelli del Bauma (anche se in alcuni casi non è sempre stato così) erano carichi di interesse e hanno richiesto un impegno fuori del comune per riuscire a esaurire la nostra curiosità.

Il contrasto fra i maggiori mercati europei e l’Italia appare ancora una volta stridente.

In modo assolutamente preoccupante.

Non mi stancherò mai di dire che abbiamo un sistema industriale che ha saputo sfruttare in modo virtuoso i vantaggi della moneta unica salvo poi scontrarsi con un sistema paese che tutto fa men che favorire l’imprenditoria e la relativa formazione di posti di lavoro.

Il clamoroso ma non inaspettato fallimento del Samoter ha messo in luce tutte le lacune italiane, sia organizzative che politiche, del nostro sistema fieristico. Che è fortemente politicizzato e gestito, nella gran parte dei casi, dai famosi “amici di…” con gli effetti che tutti conosciamo.

Un provincialismo preoccupante che vede nell’immobilismo e nell’attribuzione a fattori esterni le evidenti incapacità di saper tessere relazioni mondiali verso paesi in via di sviluppo.

L’incapacità, perfettamente mutuata dai nostri rappresentati politici, di essere propositivi, determinanti a livello internazionale e portatori di un processo di sviluppo che coinvolga le nostre aziende per renderle ancora di più protagoniste positive.

Se Bauma, Intermat e Conexpo sono stati capaci, insieme, di proporre modelli fieristici in paesi molto lontani dall’Europa esportando dei veri e propri “brand” escludendo il “casereccio Samoter” è un fatto sotto gli occhi di tutti.

Se le nostre aziende, nonostante il fango gettato sul loro cammino dal sistema pubblico italiano, sanno comunque correre nel pantano più forte di altre, è tutto merito loro e di nessun altro.

INTERMAT_2015 (2)Lo hanno dimostrato in modo ineccepibile all’Intermat con la solita e qualificata presenza mettendo in mostra ancora una volta in più quel “made in Italy” che va ben oltre il sentimentalismo di “una bella Italia” di cui molti si riempiono la bocca ma che, alla prova dei fatti, in pochi sanno realmente cosa sia.

Lo mette in mostra – e scusatemi se divento un po’ “Cicero pro domo sua” – anche il Gruppo Tecniche Nuove che porterà “Ecomondo” in terra brasiliana.

Inutile piangersi addosso, inutile attribuire i propri insuccessi a fattori esterni che accomunano tutti coloro che vivono in zone geografiche evolute e complesse, inutile chiudersi a riccio e “puntare al ribasso” quando la nostra unica strada è verso la qualità, l’innovazione e l’esportazione di questi valori ovunque nel mondo.

L’Intermat ha ulteriormente messo in luce questi aspetti determinanti e, ancora una volta, è valsa la pena andarci.

Essere messi davanti ai nostri limiti ci fa capire quali siano le sfide del futuro e, soprattutto, se abbiamo le capacità per affrontarle.

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