L’ingegno dimenticato

Le macchine movimento terra hanno avuto nell’Italia una delle patrie più prodighe di ingegni e invenzioni.

L’escavatore idraulico è nato proprio nella mia città, Torino, e moltissime aziende sono sorte e cresciute nel nord Italia per fare fronte a una richiesta crescente di meccanizzazione che ha avuto la sua esplosione negli anni ’60.

Una miriade di marchi che gli appassionati non possono dimenticare e che hanno visto l’Emilia Romagna in prima fila da regione in cui la cultura metalmeccanica ha piantato radici profonde.

Bendini & Frascaroli (Ben.Fra.) a Modena, Padana Macchine Industriali (PMI) a Piacenza, Laltesi sempre a Piacenza (Alseno per la precisione), Benati a Imola, Simit e Hydromac a Torino (entrambi di due rami della famiglia Bruneri, gli inventori dell’escavatore idraulico), Rock Excavators sempre a Torino (e poi a Saint-Vincent, in Valle d’Aosta) e nata da una costola di tecnici ex Simit, la Fiorentini di Roma (unica azienda del centro Italia e nata come produttrice di escavatori a corde in virtù di un rapporto commerciale come importatore del colosso Ruston-Bucyrus). E infine un marchio del tutto sui generis: Macmoter, acronimo esemplare di “macchine movimento terra”, fondata a Modigliana da Alois Haringer e vera e propria fucina di idee ingegnose.

Una azienda in cui l’ingegno del “patron” ha sempre avuto ampio spazio con la progettazione di macchine che hanno segnato il corso della storia del movimento terra ben al di là del confine italiano.

Per lungo tempo Macmoter fu costruttore OEM di Fiatallis fornendo gli escavatori idraulici della gamma medio-bassa con gli FE12, FE14, FE16. E negli ultimi anni con alcuni piccoli dozer idrostatici commercializzati negli USA con il vecchio marchio  New Holland che vedeva, con gli stessi colori, anche gli ultimi modelli della gamma O&K. Un vero e proprio amarcord di ingegno e tecnologia.

Una serie di invenzioni eccezionali che hanno visto le mini pale della serie Castoro essere equipaggiate con il monobraccio laterale quando ancora JCB non pensava a una soluzione di questo tipo.

Nelle officine di Modigliana, nel cuore dell’appennino forlivese, hanno visto la luce le prime e uniche pale cingolate idrostatiche italiane con i modelli più piccoli LC6 ed LC7 avere anche un discreto successo di vendita grazie a un buon equilibrio fra ingombri, prestazioni e affidabilità.

Senza contare i due modelli più grandi LC150 ed LC200 con una ottima concezione modulare alla base di un progetto che purtroppo non ha avuto il sostegno necessario da parte di qualche grande costruttore internazionale interessato a entrare in questo specifico settore del mercato.

Oppure la linea di pipelayers concepita su una torretta girevole a contrappeso estraibile…macchine che hanno poi visto la luce, sotto altra forma ma identici nel concetto di base, nella gamma di un grande costruttore globale.

Oppure la gamma di midi escavatori gommati versatili e affidabili che hanno costellato le strade urbane di molti centri italiani.

Alla base del successo ingegneristico la mente geniale di Alois Haringer. Alla base della scomparsa del marchio evidenti errori di valutazione nei confronti di un mercato in continua evoluzione in cui già solo la dislocazione dello stabilimento di Modigliana era un evidente handicap nei confronti della logistica produttiva.

Senza contare tutte le difficoltà tipicamente italiane nel fare impresa e nel riuscire a rimanere su un mercato molto difficile con una gamma di prodotti sicuramente all’avanguardia dal punto di vista tecnologico ma con un design ultimamente poco accattivante e con una rete distributiva in sempre maggiore affanno.

A prescindere da tutto questo rimangono la validità delle idee e il triste pensiero che nessun grande costruttore di livello internazionale avesse creduto in alcuni eccellenti progetti messi nei cassetti di un archivio ricchissimo e che rimangono a oggi solo in attesa di fondi e di una mentalità manageriale di alto livello per poter essere rimessi sul mercato.

Alcuni di questi, come ad esempio le pale cingolate e i dozer idrostatici, già con alcuni esemplari pre serie perfettamente funzionanti e solo da perfezionare in alcuni particolari secondari.

I pipelayers con un progetto ingegnoso che potrebbe consentire ad alcuni grandi big player di rientrare in un mercato non frizzante ma stabile nei numeri anche nei momenti di crisi come quello attuale.

E’ andata così. Un altro pezzo di storia del movimento terra italiano e mondiale è stato smantellato e rimosso dal mercato.

In un paese incapace di risolvere i propri problemi e in cui il vero patrimonio nazionale, l’ingegno, è stato ancora una volta dimenticato.

4 Commenti

  1. Maledizione anche a me. Hahahaha. Ancora viva é in me l’emozione provata nel salire su quell’UNICA LC200 a marchio NH presente al Samoter…e come dice Costa, neceßitava solo di poco per eßere AL TOP… Andavano desensibilizzati i joystick trazione e ritarati i parametri di taratura benna e incrementata la coppia motore in baßo.,e dulcis in fondo un sedere in stile NH. Ma ora che fine ha fatto quella macchina che tanto mi ha affascinata?

    • Ciao Marcella,
      la procedura fallimentare di Macmoter sta procedendo ed è in fase finale…
      Le macchine costruite a Modigliana e ancora perfettamente funzionanti (sono nuove) sono state vendute ad una azienda etiope e sono già state trasportate in Africa…ivi compresa la LC200, il posatubi PL400, il dozer D140M e molte altre macchine che mi ricordo essere nello stabilimento in occasione della mia ultima visita nel lontano 2007.
      Lo stesso dicasi per tutte le attrezzature di lavoro.
      Gli stabili in cui aveva sede l’azienda sono stati posti in vendita ma, tenendo conto che la copiosa nevicata del febbraio 2012 aveva fatto crollare alcune coperture, che molti manti di copertura erano in cemento-amianto, che i capannoni si trovano a Modigliana (ridente paesino dell’appennino forlivese più adatto a coltivar vigne, uliveti e a far mangiate di funghi e prosciutto che non a impiantare aziende) e che attualmente la crisi del settore immobiliare sta attanagliando tutto il paese, non credo se ne possa ricavare un granché.
      La mia speranza è che qualche competitor, piuttosto che qualche appassionato, si faccia avanti per acquistare disegni e progetti dei vecchi modelli…se ne avessi le capacità finanziarie lo farei io stesso…purtroppo così non è…

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here