La rivoluzione degli anni ’90 – parte settima

La crescita economica del paese, nonostante lo stop forzato dopo gli avvenimenti del 1992 legati alla nota vicenda “Mani pulite”, era ancora frizzante e il mercato del movimento terra rispondeva all’appello in modo convinto.

Ma la lotta non si concentrava solo in Italia bensì in tutta Europa.

Inutile raccontarci storie. Caterpillar rimaneva sempre il big player da battere grazie alla sua gamma estremamente completa e a un servizio assistenziale che, benché oneroso, si qualificava come efficiente e puntuale.

Ciò nonostante la sofferenza nei confronti di Fiat-Hitachi era evidente anche perché il socio giapponese stava poco alla volta portando il prodotto sempre più vicino ai modelli costruiti e venduti in terra nipponica. Insomma…un vero problema.

Nel frattempo, non dimentichiamolo, Komatsu era uscita con la serie 5 e se in Italia il “problema” era di fatto marginale, nel resto d’Europa la presenza delle macchine del “piccolo abete verde” (traduzione italiana di “Komatsu”) si faceva sentire.

Caterpillar dovette quindi rivedere la propria gamma sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista commerciale.

Nacque così la serie B che, ancora oggi, è ricordata per essere stata una pietra miliare nella storia degli escavatori idraulici di Peoria.

L’introduzione dei nuovi modelli, però, non si limitò soltanto a un aggiornamento delle macchine, bensì alla completa ricalibrazione della gamma in modo maggiormente frammentato.

Un po’ perché Fiat-Hitachi aveva sostanzialmente colto subito nel segno con dei prodotti dal peso operativo che andavano perfettamente a inserirsi nelle classiche richieste dei clienti. Un po’ perché Komatsu aveva una gamma con molti modelli intermedi che colmavano nicchie di mercato molto interessanti. E poi, non dimentichiamolo, nel momento in cui una macchina è presente e si dimostra valida, il mercato nasce da se’.

Lo dimostrava la stessa Caterpillar con la serie 200 in cui il 229 ebbe un successo al di la’ di ogni aspettativa mentre il 231 fu un colossale fiasco.

La prima serie 300 era stata pensata quasi esclusivamente per le esigenze del mercato “made in USA” e presentava dei salti di peso operativo eccessivi per un mercato così complesso, esigente e con problematiche impegnative dal punto di vista dei trasporti come quello europeo.

Se all’operatore del nord America poteva andare bene saltare dal 330 al 350 e poi subito dopo al 375, all’operatore europeo servivano anche modelli della fascia 40 ton e 60 ton. Cosa che Fiat-Hitachi soddisfaceva solo in parte ma che Komatsu poteva offrire senza problemi.

Per contro Fiat-Hitachi continuava ad avere dei problemi sulle motorizzazioni dei modelli di fascia medio-alta con l’FH300 che scaldava come uno Shuttle e i consumi che andavano letteralmente alle stelle.

Senza contare il riposizionamento necessario con la presenza del CAT 325, uno dei modelli di maggiore successo, che era superiore all’FH220 ma non arrivava all’FH300…ma che andava perfettamente incontro alle esigenze produttive di moltissime imprese perché aveva un peso operativo adeguato a lavori mediamente pesanti senza avere però ingombri impossibili.

Di fatto a San Mauro Torinese promossero la nuova serie 3 che portò parecchi rivoluzioni con l’introduzione di due modelli completamente nuovi e l’abbandono parziale dei motori Fiat nella fascia di macchine a cavallo delle 30 ton…ossia quella fetta di mercato importantissima perché rappresenta, dopo la classe 20 ton, il secondo biglietto da visita di un costruttore di escavatori idraulici.

Arrivarono così gli FH.3 con il sistema idraulico ETS3 e con la scomparsa dell’FH220.2 a favore dell’FH240.3, che acquisiva di fatto una sigla più vicina al reale peso operativo, con l’introduzione dei nuovi modelli FH270.3 e FH330.3 con motori, rispettivamente, Cummins e Isuzu, con alcuni aggiornamenti estetici che portavano la linea ad essere uguale ai pari modelli venduti in Giappone e con una cabina esternamente immutata ma internamente completamente nuova.

Con il senno di poi si capì che quell’aggiornamento aveva gettato le basi per la successiva serie EX che rappresentò una ulteriore pietra miliare. Ma questa è un pezzo di storia che racconteremo più avanti. Nel frattempo successero tante cose anche in casa Caterpillar.

2 Commenti

    • Buongiorno, noi non vendiamo macchine, siamo una rivista specializzata in macchine per le costruzioni. Se vuole informazioni deve rivolgersi direttamente al costruttore o, come in questo caso, al mercato dell’usato visto che le macchine da lei citate non sono più in vendita.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here