Un moderno cantiere di demolizione di piccole o medie dimensioni si compone di varie fasi, ciascuna delle quali richiede specifiche attrezzature per agevolare l’obiettivo finale del riciclo di materiali, ormai imprescindibile in un’ottica di economia circolare.
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Strip out e demolizione primaria
Nell’ambito delle demolizioni controllate di manufatti edilizi di piccole o medie dimensioni – tra i casi applicativi più frequenti sul territorio italiano – il riciclo dei materiali non è più una semplice opzione ma una componente fondamentale di cui tenere conto nella pianificazione e nella gestione di cantiere. La crescente attenzione verso l’economia circolare e le normative ambientali è arrivata infatti a trasformare l’approccio alle tecniche di demolizione, rendendolo sempre più attento e orientato ai processi selettivi.
Il primo passo: lo strip out
Il recupero efficace dei materiali inizia ancora prima della demolizione vera e propria, con la fase preliminare dello strip out, in cui si pongono le basi del processo tramite la separazione efficiente delle varie frazioni di materiale.
Cos’è e a cosa serve lo strip out
Lo strip out, o demolizione selettiva interna, consiste nella rimozione preventiva di tutti gli elementi non strutturali presenti all’interno di un edificio, tra cui impianti elettrici e idraulici, controsoffitti, pavimenti galleggianti, serramenti, cartongessi, tramezzi leggeri, rivestimenti e finiture.
Questa fase risponde innanzitutto a una funzione operativa, poiché isolare gli impianti e portare a nudo le strutture consente di gestire con maggiore sicurezza e rapidità la demolizione successiva, ma è importante anche per la differenziazione dei rifiuti ai fini del riciclo.
Le attrezzature più adatte
In una fase di lavorazione “leggera” come lo strip out vengono impiegate attrezzature che privilegiano precisione e versatilità: in quest’ambito recitano quindi un ruolo da protagoniste le pinze selezionatrici montate su mini-escavatori, ideali per elementi leggeri quali tubazioni, profilati metallici o pannelli, ma utili anche in fasi successive del processo.
Il momento centrale: la demolizione primaria
La fase della demolizione primaria è quella centrale, che riguarda l’abbattimento controllato delle strutture portanti dell’edificio e la loro trasformazione in materiali destinati a un processo di selezione e riciclo.
In un’ottica di circolarità e recupero, la demolizione primaria non deve essere più interpretata come un semplice abbattimento, ma come un processo controllato che mira a preservare il più possibile la qualità dei materiali.
Il processo e i suoi obiettivi
La demolizione primaria consiste nell’abbattimento delle strutture principali dell’edificio, quali pilastri e travi in calcestruzzo armato, solai, pareti portanti, strutture metalliche, scale e nuclei strutturali.
Nel nostro Paese, la taglia di escavatori più comunemente utilizzata dalle imprese in combinazione con attrezzature da demolizione primaria per strutture medio-piccole è quella intorno alle 22-25 tonnellate, che offre la possibilità di un trasporto senza spese aggiuntive.
Il corretto abbinamento tra macchina e attrezzatura rappresenta un fattore determinante per l’efficienza del processo.
La demolizione primaria, volta a ridurre i vari componenti della struttura portante dell’edificio in elementi più piccoli e movimentabili, si esegue generalmente in modo progressivo, partendo dalle parti superiori dell’edificio e scendendo verso il basso (approccio “top-down”).
Un ulteriore obiettivo, che è necessario considerare in ogni passaggio del processo di abbattimento, è quello di produrre materiale da demolizione che possa essere lavorato con facilità nelle fasi successive.
Un’operazione di demolizione primaria è da considerarsi eseguita in modo corretto quando permette di limitare la contaminazione tra materiali, ridurre la presenza di ferro mescolato tra gli inerti, e facilitare le successive operazioni di riduzione e separazione.
La scelta delle attrezzature: forza e versatilità
Le attrezzature utilizzate in questa fase nel caso di una demolizione di piccole-medie dimensioni – ad esempio in zone industriali periferiche o contesti rurali extraurbani – sono diverse, a cominciare dalle pinze demolitrici idrauliche, che consentono di mordere e abbattere muri, pilastri, travi e platee in calcestruzzo armato, e di separare il calcestruzzo dal ferro d’armatura: un requisito centrale è la forza di rottura, anche per agevolare il taglio dei tondini e produrre un rifiuto il più possibile “pulito” in vista del suo riciclo.
I frantumatori idraulici, altrettanto importanti, sono utilizzati per abbattere e frantumare gli elementi strutturali in calcestruzzo armato direttamente in sito.
Utilizzate specificamente per il taglio e il recupero di elementi metallici, piccole travi e armature, le cesoie idrauliche devono consentire un uso versatile e al tempo stesso specialistico, sia nella demolizione a terra che in quella aerea.
Le pinze selezionatrici, già menzionate per lo strip out, possono risultare utili grazie alla loro versatilità anche nella demolizione primaria, ad esempio nei casi di strutture con una ridotta componente di calcestruzzo armato.
La rotazione come elemento fondamentale
In tutte le attrezzature menzionate, la presenza della rotazione idraulica costituisce un fattore fondamentale per l’efficienza, la precisione e la versatilità della sua azione in un contesto di demolizione primaria.
A prescindere dall’abilità e dall’esperienza dell’operatore, ma anche dalla corretta combinazione tra escavatore e attrezzatura, la capacità di quest’ultima di garantire una rotazione a 360° evita infatti la necessità di continui riposizionamenti del mezzo, consentendo di trovare sempre l’angolazione richiesta.


