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Demolizione e riciclo in cantiere

di Matteo Ferrario

Un moderno cantiere di demolizione di piccole o medie dimensioni si compone di varie fasi, ciascuna delle quali richiede specifiche attrezzature per agevolare l’obiettivo finale del riciclo di materiali, ormai imprescindibile in un’ottica di economia circolare.

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1. Strip out e demolizione primaria

  • Strip out e demolizione primaria

    Nell’ambito delle demolizioni controllate di manufatti edilizi di piccole o medie dimensioni – tra i casi applicativi più frequenti sul territorio italiano – il riciclo dei materiali non è più una semplice opzione ma una componente fondamentale di cui tenere conto nella pianificazione e nella gestione di cantiere. La crescente attenzione verso l’economia circolare e le normative ambientali è arrivata infatti a trasformare l’approccio alle tecniche di demolizione, rendendolo sempre più attento e orientato ai processi selettivi.

    Il primo passo: lo strip out

    Il recupero efficace dei materiali inizia ancora prima della demolizione vera e propria, con la fase preliminare dello strip out, in cui si pongono le basi del processo tramite la separazione efficiente delle varie frazioni di materiale.

    Cos’è e a cosa serve lo strip out

    Lo strip out, o demolizione selettiva interna, consiste nella rimozione preventiva di tutti gli elementi non strutturali presenti all’interno di un edificio, tra cui impianti elettrici e idraulici, controsoffitti, pavimenti galleggianti, serramenti, cartongessi, tramezzi leggeri, rivestimenti e finiture.

    Questa fase risponde innanzitutto a una funzione operativa, poiché isolare gli impianti e portare a nudo le strutture consente di gestire con maggiore sicurezza e rapidità la demolizione successiva, ma è importante anche per la differenziazione dei rifiuti ai fini del riciclo.

    Le attrezzature più adatte

    In una fase di lavorazione “leggera” come lo strip out vengono impiegate attrezzature che privilegiano precisione e versatilità: in quest’ambito recitano quindi un ruolo da protagoniste le pinze selezionatrici montate su mini-escavatori, ideali per elementi leggeri quali tubazioni, profilati metallici o pannelli, ma utili anche in fasi successive del processo.

    Il momento centrale: la demolizione primaria

    La fase della demolizione primaria è quella centrale, che riguarda l’abbattimento controllato delle strutture portanti dell’edificio e la loro trasformazione in materiali destinati a un processo di selezione e riciclo.

    In un’ottica di circolarità e recupero, la demolizione primaria non deve essere più interpretata come un semplice abbattimento, ma come un processo controllato che mira a preservare il più possibile la qualità dei materiali.

    Il processo e i suoi obiettivi

    La demolizione primaria consiste nell’abbattimento delle strutture principali dell’edificio, quali pilastri e travi in calcestruzzo armato, solai, pareti portanti, strutture metalliche, scale e nuclei strutturali.

    Nel nostro Paese, la taglia di escavatori più comunemente utilizzata dalle imprese in combinazione con attrezzature da demolizione primaria per strutture medio-piccole è quella intorno alle 22-25 tonnellate, che offre la possibilità di un trasporto senza spese aggiuntive.

    Il corretto abbinamento tra macchina e attrezzatura rappresenta un fattore determinante per l’efficienza del processo.

    La demolizione primaria, volta a ridurre i vari componenti della struttura portante dell’edificio in elementi più piccoli e movimentabili, si esegue generalmente in modo progressivo, partendo dalle parti superiori dell’edificio e scendendo verso il basso (approccio “top-down”).

    Un ulteriore obiettivo, che è necessario considerare in ogni passaggio del processo di abbattimento, è quello di produrre materiale da demolizione che possa essere lavorato con facilità nelle fasi successive.

    Un’operazione di demolizione primaria è da considerarsi eseguita in modo corretto quando permette di limitare la contaminazione tra materiali, ridurre la presenza di ferro mescolato tra gli inerti, e facilitare le successive operazioni di riduzione e separazione.

    La scelta delle attrezzature: forza e versatilità

    Le attrezzature utilizzate in questa fase nel caso di una demolizione di piccole-medie dimensioni – ad esempio in zone industriali periferiche o contesti rurali extraurbani – sono diverse, a cominciare dalle pinze demolitrici idrauliche, che consentono di mordere e abbattere muri, pilastri, travi e platee in calcestruzzo armato, e di separare il calcestruzzo dal ferro d’armatura: un requisito centrale è la forza di rottura, anche per agevolare il taglio dei tondini e produrre un rifiuto il più possibile “pulito” in vista del suo riciclo.

    I frantumatori idraulici, altrettanto importanti, sono utilizzati per abbattere e frantumare gli elementi strutturali in calcestruzzo armato direttamente in sito.

    Utilizzate specificamente per il taglio e il recupero di elementi metallici, piccole travi e armature, le cesoie idrauliche devono consentire un uso versatile e al tempo stesso specialistico, sia nella demolizione a terra che in quella aerea.

    Le pinze selezionatrici, già menzionate per lo strip out, possono risultare utili grazie alla loro versatilità anche nella demolizione primaria, ad esempio nei casi di strutture con una ridotta componente di calcestruzzo armato.

    La rotazione come elemento fondamentale

    In tutte le attrezzature menzionate, la presenza della rotazione idraulica costituisce un fattore fondamentale per l’efficienza, la precisione e la versatilità della sua azione in un contesto di demolizione primaria.

    A prescindere dall’abilità e dall’esperienza dell’operatore, ma anche dalla corretta combinazione tra escavatore e attrezzatura, la capacità di quest’ultima di garantire una rotazione a 360° evita infatti la necessità di continui riposizionamenti del mezzo, consentendo di trovare sempre l’angolazione richiesta.

    2. Demolizione secondaria e separazione dei materiali

    La pinza selezionatrice può trovare impiego in tutte le fasi del processo di demolizione: dallo strip out alla selezione dei materiali

    Una volta completata la demolizione primaria, il cantiere entra nella fase che determina l’efficacia del processo di riciclo: quella incentrata sulla demolizione secondaria e la separazione dei materiali, i due passaggi chiave per trasformare i materiali provenienti dall’abbattimento del manufatto in aggregati riciclati e materie prime seconde.

    Demolizione secondaria: in cosa consiste

    Nel ciclo operativo di un cantiere di demolizione contemporaneo, la demolizione secondaria rappresenta la fase successiva all’abbattimento delle strutture principali. Di importanza cruciale per la filiera del riciclo, questo passaggio consiste in primo luogo nella riduzione volumetrica dei materiali derivanti dalla demolizione primaria, tra cui in particolare blocchi di calcestruzzo e laterizio, che vengono ulteriormente frantumati allo scopo di ottenere pezzature più piccole e gestibili.

    Contestualmente al processo di demolizione secondaria, vengono separate le componenti eterogenee ancora presenti, come il ferro d’armatura, elementi metallici ed eventuali residui di legno o plastica. Questa operazione può avvenire direttamente in sito oppure presso impianti di riciclaggio dedicati: nel primo caso vanno impiegate attrezzature in grado di consentire un’azione mirata sul materiale in cumulo, trasformando il rifiuto indifferenziato da demolizione in risorsa valorizzabile.

    Gli obiettivi

    La demolizione secondaria ha tre principali obiettivi, il primo dei quali consiste appunto nella riduzione del volume dei materiali, allo scopo di agevolarne il trasporto e la movimentazione. Il secondo è quello di migliorare la qualità degli inerti riciclati, eliminando elementi indesiderati o contaminanti. Infine, il terzo obiettivo è preparare il materiale per la frantumazione e la vagliatura: processi che permettono di ottenere aggregati riciclati, riutilizzabili ad esempio nella realizzazione di sottofondi stradali, riempimenti o nuove miscele di calcestruzzo.

    Le attrezzature per la demolizione secondaria

    Un frantumatore rotativo idraulico ad alte prestazioni può essere utilizzato sia in fase di demolizione primaria che secondaria

    In questa fase entrano in gioco alcune attrezzature specifiche, concepite per lavorare direttamente sui cumuli di materiale prodotto con la demolizione primaria.

    Il frantumatore idraulico, soprattutto se rotativo e dotato di una buona forza di serraggio, è uno strumento importante per il lavoro sul cemento armato: non solo per l’abbattimento delle strutture, come già visto in precedenza, ma anche per la successiva riduzione e separazione del ferro d’armatura in sede di demolizione secondaria.

    La pinza selezionatrice può svolgere in questa fase un ruolo complementare rispetto a quello del frantumatore, consentendo di movimentare, riposizionare e isolare elementi specifici per rendere più efficiente il flusso di lavoro.

    Uno strumento prezioso per la riduzione volumetrica durante la demolizione secondaria: la benna frantoio

    La benna frantoio consente di operare direttamente su calcestruzzo, laterizi e materiali misti da C&D, riducendone la pezzatura in diverse granulometrie attraverso un sistema di frantumazione integrato con mascelle regolabili, e preparandolo alle successive fasi di selezione e riutilizzo.

    La separazione dei materiali

    Una volta ridotto dimensionalmente, il materiale demolito passa attraverso processi di separazione sempre più circoscritti, tramite cui si ottengono diverse frazioni di materiale, come aggregati riciclati, rottami metallici e materiali recuperabili secondari.

    Le attrezzature per la separazione

    La benna vagliatrice rotativa è un’attrezzatura importante in fase di separazione dei materiali

    Tra le attrezzature indicate per l’impiego in fase di separazione dei materiali, la benna vagliatrice rappresenta un’alleata importante. La versatilità, la possibilità di selezionare e vagliare vari tipi di materiale e, anche in questo caso, il movimento rotativo sono tutti parametri da tenere in conto nella scelta.

    Preziosa “tuttocampista” del processo di demolizione, utile sia per strip out e demolizioni primarie di strutture leggere che per la movimentazione e il riposizionamento in fase di riduzione volumetrica, la pinza selezionatrice è protagonista anche quando si tratta di separare rapidamente le diverse componenti presenti nei cumuli, migliorando la qualità del materiale destinato alla frantumazione.

    Il cantiere di demolizione come impianto di riciclo

    Molti cantieri di demolizione sono configurati oggi come veri e propri impianti temporanei di recupero dei materiali: l’impiego di attrezzature specializzate consente infatti di trattare direttamente in loco gran parte dei materiali, riducendo le esigenze di trasporto verso discariche o impianti esterni.

    Oltre a presentare il vantaggio dei minori costi di smaltimento, questo approccio permette di contenere l’impatto ambientale del processo e di produrre materiali riutilizzabili direttamente nel territorio oggetto dell’intervento.

    Quello di demolizione di un manufatto edilizio o di un’infrastruttura è dunque ormai un vero e proprio processo industriale, volto alla valorizzazione delle risorse prodotte nell’abbattimento: dalla scelta dell’attrezzatura più performante e idonea all’impiego può dipendere una parte non trascurabile della sua riuscita.