Il 3 marzo di cinquant’anni fa iniziava ufficialmente il percorso di Renzo Pagliero in Multitel. Pochi mesi dopo, a maggio, sarebbe arrivata la laurea. E il 3 luglio, il matrimonio. “Sono legato a questi due numeri: 3 e 50”, dice oggi. Numeri che, messi in fila, raccontano una vita.
Renzo Pagliero non è “entrato” in Multitel come si entra in un’azienda qualsiasi. Multitel, per lui, è sempre stata casa: ci andava fin da piccolo con il padre e il fratello, respirando quell’atmosfera di officina e di idee che, da generazioni, tiene insieme lavoro e famiglia. Eppure l’inizio ufficiale – quello “da dipendente” – è un passaggio che ricorda con nitidezza, quasi come una fotografia.
“Ero entrato un paio di mesi prima di laurearmi, anche perché la tesi la stavo preparando in azienda”, racconta. Il suo primo ruolo fu nell’ufficio tecnico, in un tempo che sembra lontanissimo: “Non c’era un computer. Si lavorava su fogli di carta, tecnigrafi e calcolatori. Avevo una piccola scrivania in un angolo”. Poi un ricordo semplice, concreto, che dice tanto: il primo stipendio, 250.000 lire al mese. Un simbolo di autonomia, ma anche di appartenenza.
Il sogno iniziale: diventare giornalista
Da ragazzo, confessa, immaginava un futuro diverso. “Nei primi anni di liceo avevo in testa un’altra attività… fare il giornalista.” Poi, però, la frequentazione sempre più intensa dell’azienda lo portò a capire che la sua strada era lì. E c’è un momento che ancora oggi gli torna in mente: “Il giorno, in seconda o terza liceo, in cui dissi a mio padre che volevo iscrivermi a ingegneria. Ricordo il sorriso che fece: capì che era una scelta in funzione dell’azienda.”
Quell’immagine – un sorriso che dice tutto senza bisogno di parole – racconta la natura del suo legame con Multitel: un legame che nasce dalla famiglia, ma si trasforma presto in responsabilità e in mestiere.
Un percorso che guarda oltre i confini
Per i primi dieci anni Renzo lavora “a stretto contatto con lo zio”, progettista delle macchine. Si occupa di progettazione, omologazioni e collaudi: dalla sicurezza alla circolazione stradale, in un periodo in cui le gru – allora cuore del business – richiedevano competenze e firme tecniche specifiche.
Poi avviene una doppia svolta: da un lato la scelta strategica dell’azienda di concentrare l’attività sulle piattaforme di lavoro aereo, abbandonando gradualmente il settore gru; dall’altro la spinta naturale di Renzo verso la parte commerciale e l’export, favorita dalla conoscenza delle lingue. “Erano i primi anni ’80 e diventava chiaro che l’Italia non ci avrebbe dato la possibilità di sviluppare ancora di più l’azienda. Bisognava affacciarsi anche all’estero.”
Inizia così la ricerca e la costruzione di relazioni con i primi dealer: Belgio e Francia, soprattutto. E quando, nel 1989, nasce la filiale francese, Renzo si dedica completamente all’export e alla direzione della nuova realtà: “Per tutte le difficoltà iniziali che, come sempre, ci sono. Forse allora ancora più di oggi.”
L’alluminio e “la sua” gamma MX
Quando gli chiedi di cosa sia più orgoglioso, Renzo non si mette al centro. Si colloca, con onestà, “in una posizione meno importante rispetto a mio zio” rispetto a una delle scelte tecniche più decisive per Multitel: l’alluminio nei bracci. “È una scelta che ha cambiato la storia dell’azienda, aprendoci orizzonti prima impensabili.”
Poi, però, emerge con più forza un passaggio personale: dopo la morte dello zio, raccoglie la sua eredità – “su sua richiesta, perché mi aveva espressamente detto che io avrei dovuto prendere al suo posto” – e guida l’introduzione delle macchine articolate in gamma. È un pezzo di identità, quasi paterna, che Renzo sente come suo: “La famosa gamma MX… la considero un po’ figlia mia.”
È qui che la sua figura di ingegnere si intreccia a quella di imprenditore: la progettazione “molto da vicino”, la scelta dei componenti, il lavoro sulle soluzioni per arrivare a “un rapporto qualità prezzo che il mercato fosse in grado di recepire”. Concretezza prima di tutto.
Lavoro e famiglia

Se c’è un filo che attraversa tutto il suo racconto, è questo: per Renzo Pagliero il lavoro non è mai stato un’isola separata dalla vita. È sempre stato “accanto” alla famiglia. “Due grandi valori hanno ispirato la mia vita: uno è appunto il lavoro, l’altro è la famiglia. Ancora oggi rimangono valori basilari per me.”
E in questo 2026, dice, le ricorrenze si sommano in modo quasi simbolico: 50 anni di lavoro, 50 anni di laurea, e a luglio 50 anni di matrimonio. Ed è proprio qui che Renzo si lascia andare a una frase che, da sola, vale un’intera narrazione: “Il fatto di essere stato affiancato e assecondato da una donna straordinaria mi ha consentito di potermi dedicare al lavoro molto più di quanto avrei fatto diversamente.”
Quella donna è Tiziana. E non è un dettaglio: nel suo modo di vedere l’impresa, accanto al “buon imprenditore” c’è sempre chi rende possibile l’equilibrio.
Oggi, poi, arriva un’altra soddisfazione: condividere la guida dell’azienda con i figli. “Il fatto che Fabio e Anna siano con me è un motivo di soddisfazione.” E anche qui torna l’eco del sorriso del padre: ciò che è stato per lui, oggi lo rivive da genitore.
“MiM”: tre lettere che significano appartenenza
A chi entra oggi in Multitel, Renzo direbbe di guardare all’identità aziendale. “Si riassume in tre semplicissime lettere: MiM. La nostra unicità. Il senso di appartenenza all’azienda.”
Ma insieme all’appartenenza, arriva anche l’onestà del mestiere: ricorda quando Fabio e Anna decisero di entrare e di aver “prospettato tutto ciò che c’era di bello e di meno bello nel mestiere dell’imprenditore”. Non edulcora: “Devi avere la capacità di sacrificarti.” E di nuovo torna il tema del “non essere soli”: “Io ho avuto Tiziana sempre al mio fianco.”
La forza della squadra
Renzo non crede all’“uomo solo al comando”. Lo dice con chiarezza: “Negli ultimi trent’anni non è più il tempo dell’uomo solo al comando. Non vai da nessuna parte.”
Per lui l’azienda vive grazie al lavoro di squadra: “Dai dirigenti fino alle persone che svolgono i lavori più umili.” E rivendica, con un orgoglio silenzioso, un tratto riconosciuto all’esterno: “Tutti ci riconoscono che siamo un’azienda che ha sempre avuto attenzione verso i propri dipendenti… oggi investiamo con convinzione nel welfare e nel benessere delle nostre persone.”
La continuità familiare, il nonno e il DNA dell’impresa
Tra le cose che lo rendono più orgoglioso c’è una risposta netta: “Che l’azienda sia sempre rimasta in mano alla famiglia.” Un valore che attribuisce anche agli insegnamenti del nonno, oltre che del padre e dello zio. Un attaccamento che nasce da lontano: “Il nonno era fiero di quello che aveva iniziato nel 1911.”
E davanti alle “sirene” del mondo esterno, la scelta resta quella di proseguire: “Abbiamo resistito e credo che resisteremo ancora, perché ormai l’azienda fa parte del nostro DNA.”
Nel ringraziare le figure che lo hanno segnato, aggiunge anche il fratello: “Per tanti anni in azienda, al mio fianco.” Un passaggio breve, ma significativo: anche qui, la famiglia non è un concetto astratto, è una presenza.
Legami (quasi) familiari
Nella lunga lista di incontri costruiti soprattutto all’estero (con un legame speciale con la Francia), Renzo cita alcuni nomi. E quando deve sceglierne uno, la risposta è istintiva: “Gianfranco Bronzini. Non lo considero un cliente, ma quasi un fratello.”
È un dettaglio che racconta il suo modo di fare impresa: relazioni che diventano fiducia, tempo, stima.
L’importanza di “fare impresa”
Quando gli chiedi cosa direbbe oggi al Renzo di cinquant’anni fa, Renzo Pagliero non si rifugia nelle frasi ad effetto. Anzi, quasi si schermisce. “Se mi guardo indietro non credo di aver fatto grossi lavori… probabilmente non ho fatto neanche grandi cose che passeranno alla storia”, dice. Poi però sposta subito lo sguardo dove sente che conta davvero: non tanto su sé stesso, quanto sul senso del fare impresa. È un mestiere “difficile sotto certi punti di vista, ma meraviglioso sotto altri”, e oggi – aggiunge – ancora più necessario: “Il nostro Paese ha bisogno di imprenditori che si impegnino nel portare alta la bandiera, soprattutto all’estero”.
Non è un discorso teorico, né retorico: è la sintesi di un approccio concreto, fatto di responsabilità e di sacrificio. “Sono contento di quello che ho fatto. Sono contento di aver sacrificato in parte la mia vita… ma non lo rimpiango.”
Poi lo sguardo si allarga al futuro. Nei prossimi dieci anni Renzo si augura che Multitel continui a crescere, completando i progetti avviati insieme a Fabio e Anna. Ma, soprattutto, indica una direzione precisa: “Crescere all’esterno”. Una crescita che finora – ammette – non è stata realmente sviluppata, e che oggi gli sembra arrivata al momento giusto: non solo consolidare internamente, ma ampliare l’orizzonte anche fuori dai confini già tracciati. È anche per questo, oltre alla passione per il lavoro, che continua a essere in azienda ogni giorno: per dare ancora il suo contributo a una fase nuova, costruita su una squadra che “rema nella stessa direzione”.


