Gru e autogru

Liebherr: potenza, equilibrio e precisione

Aperetura

di Giuseppe La Franca

Un’innovativa mobile crane a 5 assi e una potente crawler crane da 500 tonnellate: due nuovi modelli concepiti per il mercato mondiale incrementano la già grande famiglia di macchine per il sollevamento marchiate Liebherr

La spettacolare cornice delle Giornate del Cliente Liebherr 2015, ha tenuto a battesimo le principali novità della casa tedesca per l’anno in corso. L’evento ha richiamato migliaia di operatori del settore provenienti da tutto il mondo e, ovviamente, una nutrita delegazione italiana – oltre ottanta persone – guidata da Efisio Moi e Fabio Fenzi.

Come da tradizione, l’enorme complesso produttivo di Ehingen (Germania) è stato il palcoscenico di due straordinarie esibizioni che, davanti a un pubblico attento e stupito, hanno messo in mostra le potenzialità più entusiasmanti di questi colossi del sollevamento.

Accompagnati dal personale tecnico e commerciale, gli ospiti hanno anche potuto visitare gli stabilimenti nei quali si assemblano sia le gru telescopiche, sia le gru tralicciate su gomma e su carro cingolato, cogliendo l’occasione per approfondire gli aspetti più interessanti dei processi produttivi e delle tecnologie presenti sui diversi modelli.

Lo show dei record

Foto BOX 1La presentazione della nuova autogrù LTM 1250-5.1 – la 5 assi più potente oggi sul mercato, dotata dell’innovativa sistema VarioBallast – ha costituito il focus della prima dimostrazione, apertasi con un esercizio di precisione nei movimenti da parte di una LTM 1300-6.2 tralicciata, i cui comandi erano azionati per l’occasione da un ragazzino di 10 anni.

Subito dopo è iniziata un’avvincente “danza dei giganti”, una vera e propria coreografia magistralmente interpretata dai piloti Liebherr, alla guida di alcuni dei modelli di maggiore successo: dalle più compatte due assi (LTM 1030-2.1) ai tre (LTM 1050-3.1; LTM 1060 3.1), quattro (LTM 1070-4.2; LTM 1100-4.2), cinque (LTM 1130-5.1; LTM 1160-5.2; LTM 1220-5.2) e sei assi (LTM 1300-6.2), fino alle poderose LG 1750 tralicciata da 8 assi ed LTM 1750-9.1 “all-terrain” da 9 assi.

KamazLa performance è stata poi animata da un’esibizione di potenza e agilità del Kamaz Maestro, il camion di produzione russa ma motorizzato con un V8 diesel prodotto da Liebherr che, all’ultimo Rally Dakar, ha occupato l’intero podio. Notevole, in questo caso, il contributo offerto alla splendida tripletta dai propulsori tedeschi, messi a dura prova dal caldo torrido e dalle altitudini raggiunte attraversando la cordigliera delle Ande fra Argentina, Bolivia e Cile.

Nella versione da gara non sono state apportate modifiche alla struttura del motore né all’impianto di lubrificazione, ma si è lavorato solo sulla regolazione della pressione dell’aria per ottimizzare le prestazioni (potenza 770 kW, pari a 1.047 CV; coppia massima 4.500 Nm).

Altre interessanti dimostrazioni di manovrabilità, efficienza e precisione hanno concluso la presentazione della LTM 1250-5.1: vediamo di cosa si tratta.

La prima con VarioBallast

testoErede della LTM 1220-5.2, la nuova LTM 1250-5.1 è stata sviluppata per aumentare la portata massima (oltre il 15% in più) dal peso disponibile per una mobile crane a 5 assi, mantenendo invariata la lunghezza del braccio telescopico (60 m) ma incrementando (9 m in più) l’altezza di gancio massima (110 m complessivi).

La gamma di falconi è particolarmente ampia. Oltre al falcone ribaltabile multifunzionale, è disponibile anche un falcone fisso con lunghezza fino a 50 metri, che consente di raggiungere sbracci enormi sorpassando gli edifici. In generale falconi, tralicci e prolunghe sono stati concepiti per essere utilizzati anche sui precedenti modelli, compresa la LTM 1200-5.1.

La nuova LTM 1250-5.1 è il terzo modello Liebherr nel quale viene applicato l’innovativo concetto di motore singolo. La forza motrice del motore diesel Liebherr a 6 cilindri (400 kW – 544 PS; coppia massima 2.516 Nm) viene trasmessa agli assi della gru attraverso un cambio a 12 marce, con riduttore-ripartitore per minimizzare le velocità di traslazione in manovra.

Con lo stesso motore singolo, grazie a un albero di trasmissione dedicato, si aziona anche la torretta: il trasferimento del moto verso il riduttore delle pompe in torretta avviene con l’impiego di una coppia conica collegata al riduttore nel carro, attraverso la ralla. Un collegamento ad albero cardanico permette di mantenere bassi regimi sul motore di guida, senza pregiudizio per la potenza richiesta in torretta. In sintesi: alto rendimento e riduzione dei consumi.

La novità tecnica principale della LTM 1250-5.2 è però rappresentata dal sistema VarioBallast, che permette una più semplice e rapida regolazione del raggio della zavorra mediante cilindri di zavorramento di serie orientabili meccanicamente, che riducono in raggio della zavorra di 800 mm. La nuova autogru da 250 tonnellate può essere utilizzata con due diversi raggi di zavorra (5,58 m standard e 4,78 m ridotto), di cui quello minore idoneo all’uso in spazi ristretti.

A fronte di una larghezza massima di 6,3 m, la zavorra massima è di 88 t. La piastra base da 1 t e una piastra zavorra da 10 t presentano larghezza uguale a quella del veicolo, mentre per zavorre fino a 68 t la larghezza della zavorra è sempre di 4,1 metri.

Gli assi posteriori sono sterzati attivamente e in modo elettroidraulico, a seconda della velocità, a vantaggio della manovrabilità e riducendo notevolmente l’usura degli pneumatici. Oltre ai classici freni a disco ad aria compressa sono presenti l’intarder – un freno idrodinamico non soggetto a usura integrato nel cambio – e, su richiesta, un freno elettromagnetico.

Lo spettacolo continua

testoGli ospiti hanno potuto ammirare la nuova LR 1500 esposta, in condizioni statiche, al centro del semicerchio formato dalle macchine in attesa di consegna in ogni parte del mondo e già vestite con i colori aziendali dei clienti.

La seconda presentazione è stata una vera e propria dimostrazione di forza ed equilibrio condotta da due LR 1600. Dopo aver eseguito un passaggio in equilibrio su un solo cingolo, le due gru hanno sollevato in combinata:

– una mastodontica LR 11350 da 764 t complessivi, portata a oltre tre metri d’altezza, che a sua volta manteneva sospesa da terra una gru cingolata LTR 1060;

– due gru cingolate LTR 1220, disposte ai lati delle LR 1600 e utilizzate come zavorra, anch’esse sospese a circa un metro da terra.

La spettacolare composizione acrobatica – poiché di questo si è trattato – è stata completata in poco meno di quindici minuti ed è rimasta nella posizione finale fino alla conclusione dell’evento.

 

LR 1500: semplicità e prestazioni

testoPur mantenendo le dimensioni e i pesi dei componenti che hanno finora caratterizzato la classe da 400 tonnellate, la nuova gru cingolata LR 1500 offre una portata di 500 t e può essere trasportata in tutto il mondo senza limiti, grazie a un peso di trasporto contenuto in sole 45 t.

Il nuovo modello è stato infatti concepito secondo criteri costruttivi di estrema semplicità, che abbinano compattezza dei componenti a soluzioni specifiche e particolarmente vantaggiose dal punto di vista economico per la logistica di trasporto, che interessano principalmente la parte centrale del carro cingolato.

La piattaforma girevole presenta un peso di 55 t ma, rimuovendo una parte del telaio, vede ridursi il peso di 10 t senza la necessità della Quick Connection. Anche la larghezza in assetto da trasporto, di soli 3 metri, corrisponde allo standard mondiale.

Con i suoi 7,6 metri di larghezza complessiva il carro risulta estremamente compatto, mentre i cingoli standard hanno una larghezza di 1,5 metri – superiore a quella delle gru cingolate da 400 t – a favore di un notevole contenimento dei carichi sul terreno.

Oltre alla praticità del trasporto, la LR 1500 garantisce prestazioni notevoli. I motori sono gli stessi della LR 1600/2, con una potenza di 350 kW comparabile a quella dei motori delle gru da 600 t: si tratta di un propulsore a 6 cilindri in linea, conforme alle direttive sulle emissioni dei gas di scarico Livello IV / Tier 4f.

Anche le altezze di sollevamento sono di assoluto rispetto. Il falcone a volata variabile di 84 m può essere montato su un braccio principale lungo fino a 84 m. La testa braccio da 250 t del falcone viene utilizzata anche per il braccio principale SL, mentre per impieghi con carichi pesanti è disponibile di serie una testa da 400 t per il braccio principale S, che offre anche il vantaggio di un peso ridotto rispetto alla testa da 500 t opzionale.

Compattezza delle dimensioni e performance notevoli interessano anche il sistema derrick, con zavorra che raggiunge 260 t e braccio lungo 30 metri, il cui raggio è regolabile da 9 metri – valore d’eccellenza per una gru cingolata classe 500 tonnellate – a 16 metri.

Allestimento ed esercizio

testoIn questo caso le parole d’ordine sono semplicità (nuovamente) ed economia. L’argano principale della LR 1500 permette un tiro fune di 180 kN, che consente l’effettuazione di tutti i sollevamenti fino alla portata massima, senza bisogno del secondo verricello per il funzionamento a doppio gancio in caso di sollevamenti di carichi pesanti. Solo se si lavora con un runner è richiesto un ulteriore verricello con trazione di 125 kN.

L’utilizzo della gru risulta perciò semplificato ed economico anche considerando l’intero sistema del braccio tralicciato, per il quale sono stati ridotti il numero e la varietà dei pezzi rinunciando anche alle sezioni standard degli elementi a traliccio. Gli elementi del braccio sono infatti lunghi 6 e 12 metri e sono completamente sprovvisti del telaio guida per la zavorra derrick: la regolazione del raggio è infatti demandata al braccio derrick.

Quanto alla zavorra, chi dispone già delle gru LR 1400/2 o LR 1600/2 può utilizzare le medesime piastre da 10 t in dotazione, impiegate anche nella LR 1500. La zavorra centrale è invece composta da pochi elementi in calcestruzzo, che si montano rapidamente e che, nella parte superiore, costituiscono una passerella sicura per il carro.

Continuare sulla strada della qualità
Efisio Moi (a destra) e Fabio Fenzi
Efisio Moi (a destra) e Fabio Fenzi

Abbiamo chiesto a Efisio Moi, che lascerà Liebherr Italia il prossimo dicembre, un bilancio della sua lunga attività in azienda: «Si è trattato di un’esperienza bellissima, estremamente gratificante sia dal punto di vista professionale, sia da quello personale. Ho sempre cercato di dare il meglio, lavorando con passione. Con spirito di squadra ed in stretta sinergia con la leadership del gruppo, in questi anni abbiamo raggiunto traguardi importanti. Forse per questa ragione il tempo è volato ma oggi, posso ritenermi soddisfatto dei traguardi raggiunti». Qual è stato il momento peggiore e quale quello migliore? «Non sempre tutto fila liscio come si vorrebbe… Ovviamente abbiamo fronteggiato numerose difficoltà – cosa che fa parte della nostra professione – ma l’essere riuscito a superare queste prove è la cosa più importante. Quanto al momento migliore, confido che debba ancora arrivare». Quale consiglio si sente di dare ai clienti italiani? «Non mi sento di dare consigli, non ne hanno bisogno! Però l’occasione è propizia per informarli sulla visione che condivido con Fabio Fenzi. Siamo convinti che abbiamo tutti un grande bisogno di lavorare al meglio, in qualità. In questo non siamo soli: molte aziende italiane lavorano già così, ma non sono aiutate né dalla burocrazia, né dal quadro normativo vigente. Crediamo che si debba cominciare dal rispetto delle regole. Se queste non sono chiare, bisogna trovare il modo per chiarirle nell’interesse di tutti. Perciò diciamo che dobbiamo continuare a tenere duro e a puntare sulla qualità, perché la situazione generale dell’Italia e del settore del sollevamento sicuramente miglioreranno. Con queste premesse, siamo certi che i nostri partner italiani abbiano tutte le carte in regola per primeggiare, non solo nel nostro paese ma anche in Europa».

Innovazione e servizi a misura dei clienti

testoDa pochi mesi Fabio Fenzi è al vertice di Liebherr Italia: quali motivazioni l’hanno spinto a rimettersi in gioco in un periodo così complesso? «Chi mi conosce sa che mi piacciono le sfide, soprattutto quelle più difficili. La mia prima ambizione è riuscire a sostituire degnamente il mio predecessore, sia continuando a sviluppare quelle caratteristiche che ci distinguono dagli altri competitor, sia lavorando sull’esaltazione dei valori umani all’interno di un gruppo che, nonostante la sua dimensione globale, è e vuole restare innanzitutto una grande famiglia». Quali prove attendono Liebherr Italia nel prossimo futuro? «Il mercato nazionale sta soffrendo ancora molto, ma vedo numerosi segnali positivi e sono fiducioso, perché ritengo che l’azienda abbia le potenzialità giuste per continuare a essere leader del mercato. Vogliamo mantenere e se possibile migliorare le già ottime relazioni con i nostri partner, investendo sulla qualità e sui servizi che, oggi, fanno realmente la differenza. Credo che questo sia l’atteggiamento giusto per affrontare il futuro». Qual è il primo obiettivo che vi prefiggete? «Essere il principale riferimento nel mondo del sollevamento italiano ed un partner affidabile per i nostri clienti. In che modo? In primo luogo procedendo di pari passo con i nostri partner, sia per accompagnarli nel raggiungere i loro traguardi, sia nelle scelte più difficili e rischiose dettate dal persistente clima di incertezza. Per fare tutto questo c’è sicuramente bisogno di prodotti nuovi, ma anche di innovazione a 360 gradi, di maggiore qualità e di servizi a misura delle esigenze del mercato e dei singoli clienti».

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