Il test di Macchine Edili

HD514MR-7: classe media al potere

Kato Imer amplia la propria gamma di escavatori cingolati con l’HD514MR-7. Una taglia, 140 quintali, particolarmente appetibile per il mercato italiano, e una versatilità che lo candida a essere una scelta azzeccata per l’impresa generale di costruzioni.

Il compatto che non c’era

Giovane e tutto da scoprire, quanto meno sul mercato italiano, e al tempo stesso forte di una credibilità che deriva da oltre cento anni di storia, e che non a caso ne fa un marchio molto apprezzato in mercati europei sicuramente impegnativi ed esigenti come Gran Bretagna e Germania. In più vanta radici che, quando si parla di escavatori, non lascia spazio a dubbi ed è anzi sinonimo di qualità. Nasce infatti in Giappone l’escavatore a raggio compatto Kato Imer HD514MR-7, un 140 quintali che va a collocarsi al vertice delle macchine del segmento medio del costruttore nipponico, e che ha davvero tutte le carte in regola per competere con successo in un range di taglia tanto affollato quanto competitivo, e non ultimo particolarmente appetito sul mercato italiano. Grazie a una costruzione ineccepibile, che lascia poco spazio ai fronzoli – pur essendo curata fin nei dettagli – per dare la parola a tanta sostanza.

Il test

Non nascondiamo di esserci avvicinati con molta curiosità al test di una macchina come l’HD514MR-7, e per più di un motivo. Da un lato, la gioventù di un marchio come Kato sul mercato italiano. Dall’altro i dati di targa e le caratteristiche costruttive della macchina, che lasciano intuire un notevole potenziale. Infine, non meno importante, il segmento in cui l’escavatore si colloca, particolarmente appetito da imprese alla ricerca di una macchina multifunzionale ma agile. Sufficientemente compatta da poter affrontare i tipici cantieri urbani italiani ma capace di offrire una produttività di buon livello, ma anche molto competitivo e perciò di non facile approccio.

Igino Elefante

Quanto a quest’ultimo punto ci inquadra chiaramente la situazione Igino Elefante, direttore commerciale di Kato Imer, che sottolinea come “il fatto di puntare su una macchina di questa taglia non è casuale; il segmento dei 140 quintali va idealmente a completare la nostra gamma medio – piccola, e risulta quindi da un lato attraente per chi già utilizza macchine Kato Imer del range fino a 85 quintali, dall’altro ci permette di supportarlo attraverso buona parte della nostra rete di vendita e assistenza già presente sul territorio. A questo aggiungiamo la spiccata multifunzionalità della macchina, che alla luce dell’attuale mercato italiano dell’edilizia rappresenta sicuramente una carta in più per le imprese”. Inquadrata così la logica tecnico – commerciale che ha portato all’introduzione in gamma dell’HD514MR-7, vediamo alcune impressioni di utilizzo ricavate da una sessione di prove in campo.

Primo contatto: docile, ma di carattere

Il primo impatto con la macchina non passa inosservato: l’impressione è infatti quella di trovarsi di fronte a un modello di taglia superiore a quella effettiva dell’HD514MR-7.

Saliti a bordo, apprezziamo subito la comodità del posto di guida e la disposizione ordinata e intuitiva dei comandi: tutto è dove ci si aspetta di trovarlo, e quando ci si guarda intorno si apprezza subito una visibilità che si spinge praticamente fino al bordo inferiore della macchina. Una caratteristica, questa, che sarà particolarmente apprezzata dalle imprese impegnate in scavi e lavori stradali, dove la possibilità di lavorare in sicurezza limitando lo spazio necessario all’operatore per vedere bene l’area di lavoro è spesso una necessità oltre che un plus. L’avvio del motore riserva un’altra sorpresa positiva: discreto all’esterno della macchina, all’interno il suo impatto acustico è veramente basso, complice una cabina ben insonorizzata e isolata dalle vibrazioni, tendendo a salire solo quando si opera a regimi di giri elevati.

Anche a un primissimo contatto l’HD514MR-7 comunica subito una sensazione di familiarità, che invita a esplorarne possibilità che si intuiscono notevoli.

Al lavoro: l’idraulica risponde presente!

Dopo aver preso confidenza con i comandi della macchina la mettiamo all’opera in una serie di operazioni di scavo e movimentazione, in particolare per testare uno dei primi parametri su cui cade l’occhio dell’operatore, ovvero la forza di scavo. La scheda tecnica dell’HD514MR-7 dichiara 72 kN al braccio e 98 kN alla benna, valori di tutto rispetto in relazione ai 140 quintali dell’escavatore, e che pur con tutti i limiti di una simulazione in campo sembrano esserci tutti. Geometria del braccio e angolo di attacco della benna giocano con ogni probabilità un ruolo importante in questo risultato, evidenziando una delle vocazioni della macchina; notevolissimo, per inciso, il raggio di lavoro utile, con uno sbraccio che arriva a quasi otto metri e mezzo e una profondità di scavo che supera i cinque metri e mezzo. Notevoli anche i dati relativi all’altezza operativa massima, che già supera i nove metri con il braccio in configurazione standard e promette di rivelarsi molto utile nelle operazioni di scarico su camion.

Proviamo a impegnare la macchina anche in situazioni di lieve pendenza e benna carica per testarne l’equilibrio, e anche in questo caso l’HD514MR-7 mantiene quanto promesso dal costruttore. Anche i movimenti di precisione riservano parecchie soddisfazioni.

A cofani aperti: tutto al posto giusto

Abbiamo voluto simulare il più realisticamente possibile l’intera giornata di lavoro dell’operatore e procedere all’ispezione dei componenti interni della macchina per verificare praticità e semplicità delle operazioni di controllo quotidiano, rifornimento e manutenzione ordinaria. Sul lato destro della macchina, la prima cofanatura racchiude il serbatoio di urea, facilmente rifornibile da terra, e l’impiantistica idraulica, con il distributore e i relativi collegamenti facilmente accessibili; una seconda cofanatura racchiude i filtri olio e carburante, anch’essi ispezionabili e agevolmente sostituibili da terra. Sul lato sinistro l’apertura dei cofani offre accesso alle masse radianti e al filtro dell’aria, mentre come già ricordato il vano motore è accessibile dall’alto, in una zona della torretta che lascia liberi tutti gli opportuni punti d’appoggio. Oltre alle ordinarie operazioni di ispezione quotidiana, la diagnostica interna della macchina supporta l’operatore nella segnalazione di eventuali anomalie oltre che attraverso promemoria relativi agli intervalli di manutenzione.

di Roberto Negri – Video di Stefano Troilo – Dronista Francesco Ciceri

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