Mercato

Adagio con brio

pe webQuale futuro  aspetta il mercato delle macchine movimento terra? I motivi di incertezza sicuramente non mancano:  dalle perpetue tensioni in Medio Oriente al paventato Brexit che, se a giugno il referendum fosse favorevole all’uscita della Gran Bretagna dall’Europa, porterebbe un notevole sconquasso all’interno dell’Unione, e non solo. A questo si aggiungano gli assetti strategici e geopolitici che si stanno evolvendo, i rischi legati al prezzo del petrolio, le frizioni diplomatiche tra le potenze mondiali.

Eppure, al di là di queste oggettive ragioni di instabilità, l’indice di fiducia dei consumatori si sta alzando. L’abbiamo visto nel corso del Bauma, dove si sono comprate macchine, e che macchine, a sottolineare che il mercato, tra luci e ombre, sta timidamente riprendendosi. E lo conferma l’Osservatorio del Cresme, promosso da Cantiermacchine-Ascomac.

E’ proseguita infatti, nel 1° trimestre 2016 la crescita del mercato interno delle macchine movimento terra: nei primi tre mesi dell’anno sono state vendute o noleggiate 1.990 macchine pari al +24,1% rispetto al 1° trimestre 2015 e al +43,2% rispetto al 1° trimestre 2014.

La dinamica di crescita del mercato italiano dell’intero comparto, iniziata nel 1° trimestre 2014, è proseguita in crescendo per tutto il 2015 tanto che, totalizzando i dati, con il 2015 si arriva a 9.128 macchine vendute o noleggiate, che si traduce in un +34,7% rispetto al 2014 e in un +49,9% rispetto al 2013. I dati del primo trimestre del 2016 testimoniano che la dinamica resta espansiva. E la conferma del segnale che viene dalle macchine movimento terra è importante; il mercato delle macchine per movimento terra e lavori stradali è un indicatore, anticipatore delle tendenze del mercato delle costruzioni. Infatti, secondo il Cresme, con il 2015 il settore delle costruzioni è uscito dalla fase recessiva e si sta avviando, pur prudentemente, una nuova fase: è l’inizio del settimo ciclo edilizio, più volte sostenuto nei precedenti rapporti, e che sembra sempre più confermato.

testoEppure, contrariamente a quanto succede all’estero (abbiamo fatto la prova personalmente) se chiedete a un imprenditore italiano se colga qualche segnale di ripresa, la risposta nella stragrande maggioranza dei casi è negativa.

Certo, qualche segnale di prudenza è d’obbligo: siamo ancora di fronte a numeri molto ridotti se confrontati ai livelli pre crisi. E forse il governo dovrebbe intervenire con più determinazione sullo sviluppo infrastrutturale del Paese, le amministrazioni dovrebbero redigere regole chiare sull’utilizzo dei mezzi ormai obsoleti che sono purtroppo impiegati nei lavori pubblici, il sistema creditizio italiano dovrebbe cambiare in maniera radicale….Insomma, ci sono ancora troppi condizionali, a sottolineare che tante sono le variabili in gioco se si vuole  risanare un settore troppo lungamente colpito dalla crisi.

Ma anche l’atteggiamento della gente è importante e non è davvero un caso che siano sempre e solo gli italiani a lamentarsi che le cose non vadano. In attesa di un futuro migliore che, con il solo mugugno generalizzato, probabilmente non verrà mai.

Perché il futuro non si attende. Si fa.

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