Verde ramarro

L’escavatore idraulico è nato a Torino nel secondo dopoguerra dall’ingegno di Carlo e Mario Bruneri.

Nel 1951 venne infatti registrato a nome della “Ditta Carlo e Mario Bruneri” il brevetto per il primo “escavatore idraulico” al mondo.

Una invenzione che i fratelli Bruneri cedettero alla francese Sicam che portò al primo esemplare di escavatore denominato “Yumbo”.

La storia dello “Yumbo” è stata indissolubilmente legata al nome Bruneri. I figli di Carlo e Mario divisero le sorti aziendali dando origine, nel 1965, a due aziende concorrenti e che hanno caratterizzato in positivo la storia delle macchine movimento terra moderne.

Da un lato la Simit e, dall’altro, la Hydromac.

Se la prima si distinse fin da subito per la qualità elevata dei suoi prodotti e le innovazioni tecniche che fecero storia come, ad esempio, il braccio con cilindro posizionatore, la seconda ebbe una fortissima espansione commerciale con prodotti di qualità inferiore ma con una gamma molto vasta composta anche da fortunati modelli gommati.

Caratterizzata dall’inconfondibile colore “verde ramarro”, gli escavatori della Hydromac si diffusero infatti in tutta Europa grazie alla forte propensione agli investimenti finalizzati alla produzione e allo sviluppo di una rete commerciale capillare che ben presto si sviluppò fuori dai confini nazionali tanto da diventare una seria concorrente all’altra grande specialista degli escavatori idraulici: la francese Poclain.

Gli stabilimenti produttivi erano due: quello di San Mauro Torinese in cui avvenivano le lavorazioni di molte parti degli escavatori e dove trovavano spazio le linee di assemblaggio dei prodotti finiti, e quello di Trino Vercellese in cui venivano prodotte le carpenterie.

Negli anni ’70 c’è il momento di vero splendore della Hydromac con la presenza del marchio torinese in 27 differenti stati, concessionari operanti anche in America Latina, Australia e Africa, con una gamma che arriva a comprendere oltre una decina di modelli con potenze comprese fra i 75 CV e i 220 CV e con benne da 700 a 2500 litri. Senza contare la possibilità, sui modelli più grandi, di avere sia le versioni rovescio che quelle frontali. Piaceva anche la possibilità, sullo stesso modello, della scelta delle motorizzazioni che spaziava dai classici Perkins e Deutz fino ai modelli più recenti che potevano adottare sia Scania, che MAN, che General Motors, che Rolls-Royce.

L’evoluzione dei concorrenti non si fa attendere e l’Hydromac inizia una fase altalenante che la porta a degli acuti eccellenti per l’epoca come i due modelli H150 e H180 disegnati da Pininfarina e che fissano nuovi punti di riferimento nella concezione delle cabine e del design dei moderni escavatori idraulici, come l’H270 che è il più grande escavatore progettato e costruito dall’azienda torinese, o come l’H20, il primo mini escavatore “made in Turin” dal peso operativo di 1,7 tonnellate, fino alla chiusura definitiva avvenuta agli inizi degli anni ’90 dopo diversi passaggi di proprietà.

Una storia che oggi continua in Argentina, a Don Torcuato, nella provincia di Buenos Aires, dove i “ramarri” continuano a vivere con i due modelli Turbo America 125 e 155 – due “veri” Hydromac che sono il valido aggiornamento degli ultimi progetti italiani e migliorati con un impianto idraulico Load Sensing – e con la gamma “2010” che vede commercializzare gli escavatori cinesi della XCMG con i caratteristici colori del marchio di Torino.

La sinergia con il grande costruttore cinese ha portato a vedere il marchio torinese anche su grader e pale gommate.

Un revival che fonda le sue basi sulla forte tradizione Hydromac nel mercato argentino grazie alla storica presenza di imprenditori argentini, affezionati al marchio, figli della fortissima immigrazione piemontese verso il paese sud americano.

I “ramarri” si sono spostati e il loro colore, così particolare, continua a vivere nei cantieri argentini.

4 Commenti

  1. Ciao
    Leggevo nel vostro sito ,che i fratelli bruneri si sono separati dopo alcuni anni,
    Vale qualcosa uno scavatore con il loro nome?
    Grazie,e complimenti per il sito

    • Come accade a tutti gli appassionati di antiquariato (o modernariato che sia) avere qualcosa che non è più in produzione è motivo di orgoglio. Di qui a dire che quell’oggetto abbia un valore commerciale reale ne corre. Certo è che si tratta di una chicca che probabilmente qualche collezionista di macchine movimento terra potrebbe apprezzare. Il consiglio? Tenere assolutamente!

  2. Hydromac sono state e resteranno i migliori Escavstori nel mondo e anno soprattutto fatto il mondo. Io avevo un hg75 e mi piacerebbe averne uno del ultima serie ma non ne trovò in giro saluti Guerra Davide

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