Nuovo & Usato

Usato: il piatto piange

L’asta di Ritchie Bros che si è tenuta il 15 giugno a Caorso (Pc) è stata l’occasione per fare il punto su un mercato che è lo specchio di una situazione economica sia generalizzata che di settore (cioé quella riferita al mondo delle costruzioni, del trasporto, dell’agricoltura), di cui è impossibile non tenere conto.

Al di là del successo di questa tornata d’asta estiva (la prossima, sempre a Caorso, il 5 ottobre) una prima osservazione è che l’usato è figlio del nuovo. E se il nuovo non c’è (perché si compra meno) anche l’usato piange.

Nicola Nicelli

L’ha confermato Nicola Nicelli, Vice Presidente sud Europa di Ritchie Bros. che abbiamo incontrato a Caorso. Il mercato dell’usato indubbiamente risente del fatto che, dal 2008 a oggi, ci sia stata una notevole contrazione nelle vendite del nuovo. E non solo sono diminuiti i volumi, ma anche la qualità delle macchine offerte per cui, quando se ne trovano (e nell’ultima asta di Caorso ne abbiamo viste tante), i prezzi subito schizzano alle stelle. Ed è questo il bello dell’asta: non c’è prezzo minimo, non c’è prezzo massimo. E se si è accorti, si possono davvero fare ottimi affari.

Una pala CAT, Lotto 143, venduta a Caorso per 62.500 euro

I costruttori e i concessionari che abbiamo incontrato a Caorso all’asta di Ritchie Bros. confermano che siamo in presenza di una graduale crescita delle vendite di nuovo. Ma per poter parlare davvero di ripresa sostanziale ci vuole altro. E il volano ha un nome: lavori pubblici. Seri. Consistenti. Ad ampio respiro. Inseriti in un programma di sviluppo infrastrutturale preciso. Un esempio? Il progetto Grand Paris, un imponente stanziamento di 40 miliardi di euro entro il 2025,  per fare della regione dell’Ile de France un polo di eccellenza mondiale. I punti del progetto sono la realizzazione della rete ferroviaria metropolitana, 200 km di linea ferroviaria, 70 nuove stazioni, un numero considerevole di nuove unità abitative, scuole….

Ecco, per crescere (e non solo per vendere macchine nuove e usate) avremmo bisogno di progetti a grande respiro come questo. E non diciamo per favore che non ci sono i soldi per farlo perché non è vero. In Grand Paris sono stati coinvolti partenariati pubblico- privati e fondi europei. Noi non riusciamo neppure a spendere i finanziamenti che sono stati stanziati. E che ritornano a Bruxelles, non essendo stati utilizzati.

Da parte sua Ritchie Bros, per incrementare il mercato e in attesa di un progetto Grand Italie…. mette a punto un bel colpo. Grazie alla recente integrazione  di Ritchie Bros. con IronPlanet (cui l’antitrust americano ha dato l’ok il 1° giugno scorso) diventa “truster advisor”, cioé consulente di fiducia dei propri clienti, offrendo loro più soluzioni e ampliando il panel dei servizi forniti. Integrandosi con il concorrente di ieri in nome del bene comune e per venire incontro in maniera diversificata, efficace ed efficiente, alle esigenze dei propri clienti.

In attesa che l’usato (spinto dal nuovo) torni a volare.

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