Quel rosso che sognavo da bambino

Non ricordo a che età visitai il mio primo Samoter.

So solo che non frequentavo ancora le scuole elementari…quindi avevo sicuramente meno di sei anni.

Mi ricordo chiaramente la levataccia alle quattro del mattino per essere a Verona, partendo da Torino, in orario di apertura.

Erano i primi anni ’70 e a Torino i colori dominanti nei cantieri erano due: giallo-Fiat e verde-Hydromac. Con poche altre sfumature di Benati, Benfra e Laltesi.

Caterpillar era allora una macchina da ricchi…e in Torino di ricchi ce n’erano ben pochi. E anche di Caterpillar.

Ma il colore che sognavo era completamente diverso: io sognavo il rosso.
Non quello delle Ferrari (anche perché la Formula 1 mi annoiava e mi annoia moltissimo ancora oggi) bensì quello degli escavatori Orenstein & Koppel.

Li vedevo in estate nelle mie vacanze sulle montagne del nord est…non solo Trentino Alto Adige ma anche Friuli Venezia Giulia. Gli RH4, RH6 ed RH9 imperversavano e punteggiavano boschi e prati verdi con quel colore così acceso e inusuale per un bambino abituato al giallo o, al limite, al verde ramarro.

Nel mio primo Samoter finalmente li vidi da vicino…e finalmente salii nelle loro cabine…già così terribilmente ISO da sembrare vere e proprie astronavi rispetto agli escavatori italiani dove, invece, non sapevi mai dove trovare i comandi della traslazione.

E non c’erano solo gli RH4, gli RH6 e gli RH9…ma anche gli RH12…e un bellissimo RH20 frontale.
Salire su quei cofani era puro stupore misto ad ammirazione grazie a delle linee incredibilmente pulite ed essenziali e con i cofani eccezionalmente compatti grazie ai motori Deutz raffreddati ad aria.

Una eleganza che ancora oggi nessun costruttore ha mai raggiunto. Una pulizia formale che mi affascinò al punto tale che più volte mi chiesi come mai gli altri marchi non avessero seguito un design di quel genere.
C’era tutto quello che serviva…senza che ci fosse nulla in più del necessario.

E per me che ero bambino era comodissimo muovermi su quella torretta…figuriamoci come poteva esserlo per un meccanico. Rispetto agli escavatori che ero abituato a vedere, con quei cofani ingombranti e tutta quella confusione di tubi, questi sembravano delle vere e proprie piazze d’armi. Capii che se una cosa era comoda per i bambini…allora era comoda per chiunque.
Un concetto fondamentale che un bravo docente di progettazione architettonica mi ricordò all’università. Un criterio da non abbandonare più.

Mi colpirono i motori di rotazione della torretta…accessibili e con quel freno a disco con il carter in lamiera forata per il raffreddamento. E il relativo pedale in cabina che permetteva di fermare l’escavatore esattamente dove volevi…e di lavorare in pendenza governando la torretta in modo millimetrico.

Così severamente tedeschi con quel  dipper contraddistinto dal forcellone a doppio attacco che si prestava bene per gli impieghi più duri ma limitava la larghezza minima della benna. I bracci erano monolitici o in due pezzi con regolazione meccanica…spesso presente anche sui modelli più grandi. Un limite, questo, non accettato dai puristi del posizionatore idraulico che dettavano legge a Torino. E fra cui c’era anche mio padre.

Emanavano un fascino tutto loro. Forse per quella linea inconfondibile che li ha visti quasi immutati fino alla triste chiusura degli stabilimenti. Una evoluzione stilistica in cui era perfettamente riconoscibile lo sky-line di un marchio che è rimasto nella storia e nei cuori di tutti gli appassionati.

Mi è sinceramente spiaciuto vedere la fine ingloriosa di una azienda che ha dato così tanto al mondo del movimento terra e ha ricevuto in cambio solo poche briciole di riconoscenza con la sopravvivenza di un marchio, quel leggendario O&K, acronimo di Benno Orenstein & Arthur Koppel, ora definitivamente scomparso con l’acquisizione di Bucyrus (ultimo proprietario della tecnologia dei maxi escavatori O&K) da parte del colosso Caterpillar.

Forse perché con quel marchio se ne sono andati i ricordi di quelle vacanze in Alto Adige e in Friuli passate a cercare con lo sguardo quegli escavatori rosso fuoco al lavoro fra roccia, nevi estive e boschi di larici.

11 Commenti

  1. Quanti ricordi in comune..cambia la location, ma emozioni, ricordi e valutazioni sono simili. La caratteristica del freno rotazione a pedale comune a tutti i tedeschi, il tamburo dello steßo alettato, i comandi unificati…

    • Ciao Marcella,
      di quei marchi e di quella tecnologia è oggi rimasto ben poco se guardiamo la gamma bassa di O&K, ossia tutti quei modelli che eravamo abituati a osservare al lavoro qui da noi.
      Se invece ci soffermiamo sul grande patrimonio di questo marchio, rappresentato dalle grandi macchine da miniera..beh…praticamente è rimasto tutto.
      Alcune grandi innovazioni come il Tri-Power degli escavatori frontali o il sistema idraulico PMS, nato per queste macchine e poi trasportato sui modelli più piccoli, sono attualmente ancora in uso sulla gamma Mining di Caterpillar.
      La chiusura di O&K da parte di Fiat ha comportato uno smembramento del marchio con la vendita del mining all’allora rampante Terex che, come tutte le realtà sostenute da un fondo di investimento di carattere puramente speculativo, ha avuto vita breve.
      Per contro Fiat si era tenuta tutto il settore delle macchine ordinarie. Per un po’ di tempo gli escavatori O&K della serie 6 sono ancora stati venduti negli USA con il marchio New Holland, poi è subentrata la produzione Kobelco verniciata, per alcuni mercati, proprio con i colori caratteristici del marchio tedesco.
      La tecnologia dei grader, in cui O&K era all’avanguardia, è stata completamente mantenuta con il marchio New Holland e anche implementata e sviluppata con gli attuali serie 7.
      Il marchio O&K con tutta la ottima produzione mining è stato poi venduto al colosso USA Bucyrus, leader nei grandi escavatori a corda e a cui mancava una gamma idraulica.
      L’acquisto in blocco di Bucyrus (in forte crisi gestionale) da parte di Caterpillar ha determinato da un lato la scomparsa del marchio ma, dall’altro, una nuova giovinezza a queste macchine che sono ancora chiaramente riconoscibili, nonostante alcuni miglioramenti a livello di cabine, con i colori e le sigle Caterpillar.
      Ovviamente insieme al marchio O&K sono definitivamente scomparsi sotto il “giallo CAT” anche altri gloriosi marchi come P&H e la stessa Bucyrus.

      Vorrei fare un piccolo inciso riguardo la scomparsa del marchio O&K quando era sotto l’egida Fiat: non fu solo una mancanza di lungimiranza da parte dell’allora dirigenza del settore movimento terra del gruppo a decretare la cancellazione di un marchio prestigioso e su cui poteva valere la pena, a mio avviso, investire in una accorta strategia di marketing a livello mondiale.
      Ci fu anche un pesante intervento da parte dell’antitrust europeo per un eccessivo raggruppamento di marchi da parte del gruppo stesso che obbligò l’azienda a cedere su alcuni fronti.
      Tutto il resto è storia dei nostri giorni.

  2. Caro Costantino, cambia la localitá, ma non cambia la condivisione di tutto quanto esposto da te… In un epoca in cui da un marchio ad un altro era un incognita trovare la leva giusta…e poi quel freno rotazione prerogativa dei “tedeschi”..(sugli Atlas addirittura servoaßißito pneumaticamente). Peccato solo che di tutti quei marchi e la loro tecnica sia rimasto ben poco…

  3. Se é per questo gli Mh a marchio NewHolland tradiscono la loro origine. Non mi dispiacerebbe se in casa NH magari i gommati, i graeder e gli escavatori venißero fuori in roßo e crema a marchio O&K…

    • La gamma dei nuovi gommati NH e CASE, presentati a fine 2012, mantiene ancora le linee degli ultimi modelli O&K con il disegno inconfondibile della cabina.
      Le sigle però non hanno più richiami alla vecchia gamma (come nel caso degli ultimi MH). Rimane il fatto che New Holland mantiene le sigle di tutti i modelli in colore rosso proprio per ricordare la presenza, all’interno del gruppo, del brand O&K…

      • Ciao Costantino ho letto più volte il tuo racconto e devo dire che mi sono quasi commosso…. Sembra strano ma quel famoso rosso e il bianco del bilanciere mi hanno rubato un pezzo di cuore come succede con il primo amore. Voglio dirti che siamo quasi coetanei e che poco lontano da dove abito negli anni ’80 di lavoro in una cava di pietra c’era un RH40. Non si vedevano tanto facilmente escavatori di quelle dimensioni. Mi ricordo che uscivo di casa e passavo giornate intere seduto su un masso ad osservare quel gigante al lavoro. Sono quelle cose che rimangono impresse nella mente di un bambino e rimangono indelebili nel tempo. Da qui la mia grandissima passione per il marchio O&K che resta intramontabile!

  4. Anche io sognavo da piccolo di comandare un rh6 . Mi padre era un escavatorista di un rh6 e ricordo che quando mi portava con se mi insegnava a manovrarlo. Oggi ho 46 anni ma lo sogno ancora

    • E fa bene. Occorre mantenere la capacità di sognare anche nell’età adulta, ovviamente senza perdere i contatti con la realtà, cosa fondamentale per vivere.

  5. La O&K ha mai costruito un dumper articolato da cantiere (capacità circa tre metri cubi), col marchio forse AS600, articolato, quattro ruote motrici, posto di guida rotante avanti, indietro.
    Aveva una strana benna con denti dalla parte alta dei quali non si capisce l’utilizzo.
    Se è così, quando è stato costruito, con quale motore (Deutz?) e altri dati tecnici.

    • La O&K costruiva anche dumper articolati, ma la sigla che contraddistingueva questa tipologia di macchine è connotata dalla lettera D e non dalla A. E’ difficile risalire al modello di cui parla perché come sa,l’attività industriale di Orenstein & Koppel è cessata nel 1999 e la società è poi confluita totalmente in CNH Industrial.

      • Ci siamo sentiti il 17 scorso.
        Collezione modellini di macchine da cantiere dei quali espongo in targhettine i relativi dati tecnici.
        Ho acquistato un modellino O&K AS600 (piccolo autocarro-dumper) della NZG n° 644 del quale allego foto e la copertina di un catalogo. (La sigla AS dovrebbe essere AutoSchuutter)
        Segnalo che la mia collezione conta ora 783 modellini di svariatissime macchine.
        Ora cerco solo macchine costruite prima del 2000 utilizzabili da imprese di costruzioni generali.
        Grazie
        Mario Maiolani
        Via Vesi 6
        47122 . Forlì FC
        cp_sicurezza@tin.it

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        Non iesco ad inserire gli allegarti.
        Occorrerebbe un indirizzi mail.

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