Made in Italy

Quando l’eccellenza è (anche) italiana

SKF produce cuscinetti a sfera  in Svezia dal 1907. E già pochi anni dopo aveva una filiale commerciale in Italia. Dove attualmente conta ben 12 fabbriche. Negli anni ’60 ha poi acquisito una partecipazione nell’italiana Riv che ha poi controllato totalmente.

Un componente importante

Quindi non è vero che i gruppi stranieri non investano da noi. Le 12 fabbriche italiane vendono il 40% del prodotto in Italia e il 60% all’estero. Il solo ramo italiano del gruppo  ha fatturato nel 2017 1,13 miliardi di euro (+9,2% sul 2016). Grazie a un componente importantissimo che si trova in tutti i meccanismi con parti rotanti. Macchine movimento terra, veicoli e “talpe” compresi.

Il cuscinetto deve aggiornarsi di continuo. Sopportare carichi maggiori, girare al doppio della velocità, seguire l’evoluzione tecnologica delle macchine su cui sono montati. Un “gioiellino” che viene prodotto in soli pochi pezzi per certe produzioni ipertecnologiche.

Un indotto di tutto rispetto…

Ezio Miglietta, AD di SKF Industrie

SKF in Italia continua a dar lavoro a oltre 3500 persone, inclusa la controllata RFT. E soprattutto continua ad assumere. Aggiornando la richiesta di competenze professionali man mano che si sviluppa la tecnologia. E negli stabilimenti i robot sono affiancati da professionisti che “usano” la sapienza antica delle mani.

E a Moncalieri (TO) c’è la SKF Solution Factory italiana. Una struttura pronta ad accogliere i clienti in uno spazio di oltre 6.000 metri quadri che comprendono officine, uffici e aree espositive. Una punta di diamante della conoscenza ingegneristica della multinazionale svedese.

…e un motivo di orgoglio

Quella di SKF in Italia è una bella storia. E come questa vorremmo che ce ne fossero tante altre. Un gigante mondiale che non solo ha deciso da tempo di “fare industria” da noi. Ma che continua a farlo investendo in Italia, nel 2017, 30,5 milioni di euro. Non è vero quindi che i grandi gruppi stranieri arrivino da noi solo per prendere contributi pubblici. Per aprire stabilimenti e poi chiuderli dopo aver incassato. Ci sono anche queste realtà. Che premiano chi, nel nostro Paese, sa ancora lavorare bene. Con passione, competenza e orgoglio.

 

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