Demolizioni con esplosivo

Com’è esplosiva questa demolizione!

 “A volte bisogna perdere una battaglia per vincere una guerra” non esiste detto più calzante per i lavori di demolizione con esplosivo della torcia CV22 un gigante di ferro e acciaio di 140 m nell’area Vinyls dello stabilimento di Porto Marghera.

La demolizione con esplosivo è stata preparata nei minimi dettagli dall’impresa Rigato con la collaborazione di esperti esplosivisti e ingegneri della demolizione.

La complessità e l’unicità dell’intervento era data non solo dalla tipologia strutturale e da un contesto fitto di linee e impianti attivi posti nelle vicinanze della torcia, ma soprattutto dalla necessità di impiegare una tipologia di esplosivo in grado di tagliare il ferro.

Per utilizzare questo esplosivo è stato necessario attivare tutto l’iter burocratico necessario ad ottenere l’autorizzazione ministeriale di importazione di un nuovo prodotto esplodente dalla Spagna che doveva essere utilizzato per la prima volta proprio sul gigante di ferro di Marghera.

Tra gli esplosivi disponibili per uso civile la scelta è ricaduta sulle cosiddette “cariche cave”, un esplosivo da taglio a cariche lineari, l’unico in grado di agire sul ferro provocando, con la detonazione, tagli continui nella struttura da far collassare. Queste particolari cariche sono composte da una plasmatura di esplosivo posta su un liner di rame e hanno geometrie diverse in funzione dello spessore del metallo da tagliare.

Tutto era pronto quando  è partita la detonazione ma con grande stupore di tutti i presenti dopo il fragore dell’esplosione la torcia è rimasta immobile e il cinematismo che doveva portarla a collassare a terra nell’area prevista per la caduta non si è innescato.

Le le cariche, che sono risultate efficaci nei tagli sulle piastre lineari di indebolimento delle diagonali, non avevano invece funzionato adeguatamente sulle sezioni circolari. Una brutta sorpresa visto che per massimizzare l’effetto tagliante erano state impiegate cariche con capacità di taglio sovradimensionata rispetto allo spessore ed erano state eseguite abrasioni meccaniche preventive per incrementare la superficie di contatto con le cariche cave.

 

Verificata l’assenza di rischi di crolli incontrollati della torcia è stata attivata un’unità di crisi che ha lavorato fino alla tarda notte e l’impresa Rigato, con il supporto di tutte le forze dell’ordine e di tutti gli enti coinvolti, ha cercato una rapida soluzione che portasse al crollo della struttura in sicurezza e secondo le modalità previste dalla progettazione fatta.

L’unica soluzione individuata per operare in tempi brevissimi era quella di utilizzare un esplosivo sagomabile e non lineare facilmente installabile sulle gambe circolari e con alto effetto potenziale. Un intervento concettualmente semplice che consisteva nel riposizionare il nuovo esplosivo negli stessi punti in cui le cariche cave avevano fallito ma che richiedeva l’impiego di un esplosivo plastico (PX64 per la precisione) che però è impiegabile solo in campo militare e non civile.

La sequenza

Vista la situazione di urgenza, la Prefettura di Venezia ha autorizzato tempestivamente una collaborazione con gli artificieri del 3° Reggimento Genio Guastatori di Udine che ha inviato una squadra di militari con il materiale esplosivo per completare l’intervento.
Le operazioni di caricamento hanno riguardato non solo il posizionamento del plastico ma anche l’installazione di adeguate protezioni attorno alle zone minate necessarie a garantire l’assenza di danni sulle vicine linee produttive.
Dopo tre segnalazioni sonore di avvertimento sparo mine, la torcia finalmente si è piegata all’azione del plastico, crollando a terra nella direzione prevista senza provocare danni.
Un lavoro molto difficile e complesso, il primo nel suo genere che ha avuto un epilogo comunque positivo grazie alla proficua collaborazione di tecnici esperti sia pubblici che privati.

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