Dalla Francia verso il mondo

Rimane ancora oggi un vivo ricordo nella memoria di operatori e appassionati. Soprattutto francesi.

Non solo un ricordo ma anche un patrimonio umano e tecnico che vive ancora – per quanto riguarda il movimento terra – in un brand nato del nord America e oggi facente parte di Fiat Industrial.

Lo avrete capito tutti. Sto parlando di Poclain e del suo contributo enorme, importante e fondamentale nello sviluppo dell’escavatore idraulico moderno.

Oggi il nome è ancora presente come Poclain Hydraulics che, di fatto, è il proseguimento della divisione idraulica dell’allora costruttore di macchine movimento terra.

Non starò qui a fare una cronistoria di questo importante marchio – ci sarebbe da scrivere un libro di centinaia di pagine – ma come al solito mi piace ricordare questi escavatori per le pietre miliari che hanno saputo fissare con autorevolezza.

Come sempre avviene nella storia delle aziende pionieristiche di quei tempi, anche Poclain è legata al nome di un grande uomo: Georges Bataille.

La sua intuizione lo porta a fondare già nel 1930 una azienda che si occupa di costruzione e manutenzione di carri agricoli (…guarda caso…) e, negli anni ’50, inizia la costruzione di escavatori idraulici che arriverà fino al 1985, anno in cui la nord Americana CASE acquisterà l’azienda francese e continuerà ancora per qualche anno la produzione dei vecchi modelli con il nome congiunto CASE-Poclain abbandonando il caratteristico colore rosso a favore del marroncino del brand americano.

Tutto il resto è storia dei nostri giorni con la produzione ormai cessata da tempo e con gli escavatori della gamma cingolata prodotti da Sumitomo e quelli gommati da CNH.

Ma in realtà rimangono impresse nella memoria le cabine dalle linee che sarebbero moderne ancora oggi.

Il posto guida con il sedile sospeso elasticamente e i manipolatori con i due satelliti regolabili.

I pedali di traslazione disposti su un piano leggermente inclinato per essere ergonomicamente corretti.

I grandi modelli come il CK220 e il CK350 che avevano costellato le cave di roccia delle Alpi al confine con la Francia.

L’impianto idraulico Variodyn che, antesignano delle pompe a portata variabile, consentiva pressioni e portate fino ad allora impensabili.

Gli escavatori gommati che erano per qualità e prestazioni al di sopra della maggior parte della concorrenza.

E nei ricordi di bambino i Poclain avevano quel sentore di Francia che si frequentava la domenica quando si andava in montagna al di là del Colle del Moncenisio e gli escavatori bianchi e rossi erano lungo le strade, sulle piste da sci, nei piccoli centri abitati. In estate i lavori erano frenetici per anticipare i rigori dell’inverno e le piogge autunnali.

Si contavano a decine….CK75, CK90….CK125CK160…erano questi i modelli più diffusi e ovunque il suono caratteristico dei motori Deutz segnava uno scavo, un disboscamento controllato, una nuova pista da sci, una fognatura, una scogliera in un fiume.

Una memoria che vive ancora oggi in alcuni vecchissimi modelli come i gommati “tre ruote” TY45 che, dopo oltre quarant’anni di servizio, ancora spostano legname in qualche vecchia segheria al servizio dell’artigianato locale.

Non è un caso se l’associazione “Géneration Deux” – composta dai figli degli ex dipendenti Poclain – continua l’opera meritoria di raccolta di materiale documentario e il restauro di vecchi modelli perfettamente conservati. Tanto da avere uno stand proprio ad ogni edizione dell’Intermat di Parigi dal 2006 a oggi.

Per ricordare che migliaia di escavatori, ogni anno, partivano dalla Francia verso il mondo intero.

3 Commenti

    • Salve Giorgio, e buone feste.
      Il Poclain 90 CKB è stato uno dei cavalli di battaglia del costruttore francese tanto che è possibile vederne ancora oggi all’opera in applicazioni di vario genere, soprattutto nelle zone geografiche in cui si è soliti usare macchine un po’ datate.

      Era un escavatore che, con il suo peso operativo che oscillava fra 20,2 e 22 ton, si inseriva nella fascia di mercato degli escavatori più venduti. Il motore era un Deutz F6L912, 6 cilindri, 5,652 litri da 130 CV a 2.800 giri/min di potenza lorda. Poclain, sulle proprie schede tecniche, forniva anche il consumo orario che per il 90CKB si attestava mediamente a 11 l/ora. La capacità della benna variava da 500 litri a 1.150 litri a seconda dell’allestimento. Il carro era lungo 4,71 m per una larghezza variabile (a seconda delle suole montate) da 2,75 a 3,15 m. L’altezza a filo superiore cabina arrivava a 3,19 m mentre il raggio di rotazione posteriore era di 2,64 m (ovviamente misurato a centro ralla). La larghezza della torretta era di 2,49 m. La lunghezza di trasporto variava da 8,60 m a 9,25 m a seconda del braccio e dell’avambraccio montati. Il sistema idraulico era il famoso Variodyn di Poclain. Il costruttore forniva moltissimi allestimenti per questa macchina fra cui anche una versione frontale che non era inusuale per l’epoca e moltissimi tipi di braccio fra cui anche alcuni versioni triplice snodo con cilindro inferiore.

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